Negligenza del medico di base: ne risponde anche l’Asl


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L’Asl è responsabile per il comportamento del medico di base, o anche del pediatra, che ha causato danni ad un suo assistito? Immaginate il caso in cui il vostro medico di famiglia o il pediatra al vostro riferire i sintomi di un malessere fisico non vi abbia consigliato in modo adeguato sugli esami e sulle cure da sostenere, abbia sottovalutato i sintomi o vi abbia prescritto un farmaco sbagliato. Immaginate che questi errori vi abbiano causato dei danni. Qualora il comportamento del medico risultasse negligente, e cioè non improntato ai doveri che la professione richiede, potete ovviamente chiedere che lo stesso vi risarcisca i danni che la sua condotta vi ha provocato. Ma vi è di più, tale richiesta di risarcimento potrete avanzarla anche nei confronti dell’Asl di riferimento.



In attuazione dell’art. 32 della Costituzione, per il quale la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, la legge 833/1978 istituì il Servizio Sanitario Nazionale (S.S.N.). Tra le prestazioni che rientrano in quelle di competenza del S.S.N. vi è l’assistenza medico-generica. Il paziente a sua volta vanta un diritto soggettivo a ricevere l’assistenza. Diritto pieno ed incondizionato nei confronti del S.S.N. che è attuato ex lege per mezzo delle Asl le quali erogano le prestazioni a cui hanno diritto i pazienti, tramite i medici convenzionati (come chiarito dalla Cassazione, tra le altre sentenze Corte Cost. 218/1994;251/2008).

La Cassazione ha anche stabilito che quello con i medici è “un rapporto di convenzionamento (avente natura di rapporto autonomo ‘parasubordinato‘)”. Il medico generico convenzionato è ausiliario della Asl quanto all’adempimento da parte dell’Asl dell’obbligazione, stabilita dalla legge, di prestare assistenza medico-generica al cittadino iscritto negli elenchi del S.S.N.

Si consideri poi che l’art. 1228 del codice civile prevede la responsabilità per i preposti. Vale a dire che il debitore che nell’adempimento dell’obbligazione si vale dell’opera di terzi risponde dell’attività di questi ultimi, anche per fatti dolosi o colposi. E nel caso di prestazione sanitaria l’obbligo dell’adempimento ricade sull’Asl che è dunque il debitore effettivo della prestazione sanitaria nel quadro dei livelli essenziali di assistenza stabiliti dalla legge. Il fatto che sia il medico convenzionato a erogarla costituisce soltanto una modalità dell’adempimento, anche se scelto dal paziente e si configuri in via fiduciaria. (Sent. Cass. n. 6243 del 27 marzo 2015)

Pertanto la responsabilità è dell’ente anche in assenza di un rapporto di lavoro subordinato. Il medico convenzionato, infatti, iscritto al Servizio Sanitario Nazionale è obbligato (e, salvo casi peculiari giustificabili, non può rifiutarsi) a prestare il assistenza medica, seppur di tipo generica. Tale obbligo sorge in forza del rapporto del convenzionamento e non in base ad un titolo o un negozio con il paziente, e solo in virtù del rapporto con l’Asl il medico riceve remunerazione. Il paziente ha dunque le vesti di un creditore nei confronti dell’Asl che assume invece quelle del debitore essendo tenuta per legge ad erogare la prestazione sanitaria.

Responsabilità di tipo solidale in virtù della quale sia il medico che l’Azienda Sanitaria possono essere chiamati al refusione dei danni subiti dal paziente e il pieno adempimento da parte di uno dei due soggetti estinguerà la pretesa dell’avente diritto al risarcimento. *Avvocato (mail: ae-emiliano@hotmail.it)

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