La fiducia riposta nell’amico sbagliato. È questo che emerge nel processo contro L.A., 55enne di Pompei, accusato di abusi sessuali su un bambino affetto da disabilità psicomotoria. A parlare della prima udienza del processo aperta ieri è il quotidiano “Roma”, che riporta la testimonianza della madre adottiva del piccolo di soli 11 anni.

I fatti risalgono al 2013 ed al 2014: «Avevo vergogna di denunciare – ha detto la donna – e anche paura che mi portassero via quel bambino. Non sono la mamma, ma gli voglio bene, e sapere che aveva dei video porno sul suo cellulare, che li vedesse insieme a quell’uomo che credevo quasi un fratello, e che proprio lui abbia potuto fare qualcosa, per me è terribile. Anche perché – ha spiegato la testimone – noi abbiamo lasciato dormire quel bambino più volte a casa sua, non voglio immaginare cosa gli sia potuto succedere».

A rendersi conto che qualcosa non andasse nel verso giusto è stato un operatore sociale che segue il ragazzino. Il bimbo, infatti, mimava i gesti della masturbazione e si è poi confidato con il suo assistente facendo il nome proprio dell’amico di famiglia: in sostanza l’uomo insieme al piccolo avrebbe più volto guardato film pornografici per poi masturbarsi.

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