Preso Cuccaro, il superboss di Barra: spietato e ambizioso, la sua “mano” fino a Pollena e Somma

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Cinque fratelli, di cui uno ucciso in un agguato, che per più di un decennio hanno rappresentato la camorra nella zona orientale di Napoli, in particolare nel quartiere di Barra, espandendosi nei vicini Ponticelli e San Giovanni a Teduccio ed oggi con mire da raggiungere le città dell’area vesuviana tuttora senza un clan egemone.

Con l’arresto oggi di Michele, il più anziano, la cui cattura nel suo covo di Latina segue di qualche mese quella di Luigi, di un anno quella di Angelo e di sette quella di Raffaele, considerato il reggente storico, i Cuccaro sono per gli investigatori una cosca molto indebolita. Salvatore, invece, fu ucciso da sicari il 3 novembre 1996. Un omicidio eccellente cui Michele, dice una delle misure cautelari a lui notificate dopo la cattura, quella firmata dal gip Antonella Terzi datata 4 novembre 2011, quattro mesi dopo la sua latitanza, scelse di replicare uccidendo Giovanni Gargiulo, 14 anni, unica colpa essere il fratello di uno dei killer di Salvatore.

Il ragazzo fu freddato tra le 8.30 e le 9 nel parcheggio del supermercato di via delle Repubbliche Marinare in cui faceva il guardamacchine da proiettili calibro 7,65 il 18 febbraio 1998; pochi giorni prima suo fratello Costantino, già fermato per l’omicidio di Salvatore, era stato convocato dai capi del clan Formicola, avversario dei Cuccaro, perché non parlasse.

Michele Cuccaro, però, oltre che un uomo d’azione, è anche abile negli affari. Nel provvedimento restrittivo che lo riguarda, insieme ad altre 13 persone, emesso il 2 marzo 2015 ancora dal gip Antonella Terzi, le indagini mostrano come imponesse, tra l’altro, l’acquisto di sigarette di contrabbando da lui trafficate a tutti i venditori al dettaglio nei tre quartierio dell’area Est di Napoli e fino a Cercola, chiedendo anche un pizzo da 100 euro in su per ogni banchetto.

Nel luglio 2008, la famiglia dei “Cuccarielli”, come i Cuccaro sono soprannominati negli ambienti della malavita organizzata, subì un primo duro colpo da parte dello Stato: Raffaele Cuccaro, detto Rafele, venne arrestato per estorsione aggravata dal metodo mafioso. Pizzo richiesto personalmente dal boss ad un’impresa del settore tecnologico, di Pollena Trocchia.

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