Sono stati esaminati 196 reperti, a partire dalla pistola che secondo la Procura di Pordenone ha ucciso Trifone e Teresa. Sull’arma, rinvenuta in un laghetto della città friulana, non ci sono le impronte digitali di Giosuè Ruotolo, il 26enne di Somma Vesuviana unico indagato per il duplice delitto. Un primo round a favore del militare, dunque, anche se sarebbe stato difficile trovare sull’arma ancora tracce di chi ha esploso i colpi.

Ma non solo la pistola, perché su tanti altri reperti portati via dagli inquirenti ed esaminati dai Ris non ci sono elementi che possano fare pensare a “Giò”: si tratta di abiti, vestiti militari, ed altri oggetti sequestrati nella casa di Pordenone dove il carrista vesuviano viveva per un certo periodo di tempo anche con lo stesso Trifone. Il lavoro della scientifica sta quindi per concludersi anche se restano altri esami da svolgere.

Il prossimo passo è quello dei tamponi su presunte tracce rinvenute su un giubbotto dello stesso militare sommese e su altri reperti considerati interessanti dagli inquirenti. In questo caso si proveranno ad isolare i dna dello stesso Giosuè e delle vittime. Senza queste prove è chiaro che l’eventuale processo a carico di Ruotolo partirebbe con un sensibile “vantaggio” per il caporale maggiore di Somma.

giosuè ruotolo