Camorra, Pasquale Scotti rivela: «Furono le forze dell’ordine a farmi evadere»

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Arrestato dopo 31 anni di latitanza in Brasile, dove si era costruito una nuova vita ed una famiglia ignara di tutto. Pasquale Scotti comincia a parlare, ed a raccontare tutto è Il Fatto Quotidiano con un articolo firmato dal giornalista napoletano di cronaca giudiziaria, Arnaldo Capezzuto. E l’ex braccio destro di Raffaele Cutolo parla di possibili commistioni tra camorra e Stato, del resto già emerse per la liberazione dell’assessore regionale Ciro Cirillo, rapito dalle Brigate Rosse.

Ecco alcuni passaggi riportati nell’articolo di Capezzuto: «La mia rocambolesca fuga la notte di Natale del 1984 dall’ospedale civile di Caserta – racconta – dove ero ricoverato in stato di detenzione era stata concordata. C’era un piano preciso per farmi evadere. Non è casuale se dal Nord Italia ritornai a Caserta. La mia custodia in ospedale dalla polizia passò ai carabinieri. I militari dell’Arma alla vigilia di Natale, a un orario stabilito, mi lasciarono la serratura della cella aperta. Un’ auto mi prelevò fuori l’ospedale. Con me c’erano due uomini e un altro era alla guida. La fuga sembrava cosa fatta. Invece durante il tragitto, inaspettatamente una ignara pattuglia della polizia municipale ci fermò per un casuale controllo. Ebbi paura, pensai a una trappola, a qualcuno che mi volesse uccidere. Approfittando del trambusto, scappai facendo perdere le mie tracce».

pasquale scotti

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