Rinascita Civile Vesuviana: «San Giuseppe vicina al baratro, colpa della vecchia politica»

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«Una sfida ardua e al tempo stesso affascinante. È quella che attende tutti noi di Rinascita Civile Vesuviana e tutte le persone che hanno ormai preso pienamente coscienza che, San Giuseppe Vesuviano, o svolta adesso, o rischia seriamente di non poterlo fare mai più. Un paese, il nostro, che da oltre vent’anni è avvolto da una nefasta spirale di clientelismo, malaffare e sfiducia, che lo costringe a restare lì, perennemente all’angolo, come un pugile suonato, pronto a crollare al tappeto da un momento all’altro». A parlare è il numero uno del movimento politico, Francesco Giugliano.

«D’altronde, che San Giuseppe Vesuviano sia, ad oggi, un paese più o meno agonizzante – continua – risulta davvero difficile da negare, a meno che non si faccia parte della folta schiera di lacchè al seguito del ras politico locale di turno. Già, i “ras” politici sangiuseppesi, più o meno sempre gli stessi da vent’anni a questa parte, sempre più ostinati a coltivare il loro malsano orticello clientelare, che soffoca sul nascere ogni germoglio di cambiamento. A testimoniare la condizione preoccupante del paese ci sono comunque i dati di fatto, difficilmente confutabili, riguardanti gli ultimi 25 anni: diversi scioglimenti per infiltrazioni camorristiche, abusivismo edilizio selvaggio e imperante, totale assenza di aree verdi e di strutture sportive per i giovani, piani viabilità raccapriccianti, strutture scolastiche fatiscenti e, dulcis in fundo, un settore commerciale un tempo fiorente ormai ridotto al collasso».

«Eppure – insiste Giugliano – buona parte dei responsabili di questo scempio affollano ancora l’aula consiliare del municipio, e questo non può non indurre tutta la cittadinanza sangiuseppese ad un profondo esame di coscienza. Sì, inutile negarlo, addossare tutta la responsabilità del decadimento del nostro paese ai nostri rappresentanti politici sarebbe un’operazione ipocrita e vigliacca, occorre da parte di tutti un’assunzione di responsabilità che possa dare inizio ad un vero cambiamento, soprattutto di mentalità e di prospettiva. La verità è che, fino a quando il cittadino non capirà che il clientelismo, l’assistenzialismo, la sottocultura del voto inteso come do ut des continueranno ad imperare, il paese non potrà far altro che continuare a sprofondare. Per questo è fondamentale che il cittadino comprenda, ad esempio, che il politico cialtrone, che abusando del proprio potere, gli ha concesso indebitamente un posto di lavoro, non gli ha fatto alcun tipo di favore o concessione, in quanto quel posto di lavoro è lo stesso che oggi, suo figlio non troverà mai; così come è necessario capire che, “l’obolo” che lo stesso miserabile politico gli elargisce, nominandolo scrutatore, non varrà mai il voto che gli ha concesso in cambio, in quanto la libertà di scelta e la dignità non hanno prezzo».

E ancora: «Quindi occorre ripartire da zero, radunando tutte le persone perbene che da sempre non si riconoscono in questo sistema socio-politico mefitico, e sensibilizzando e convincendo quelle che ne sono rimaste, per un motivo o per un altro, abbagliate e imbrigliate. La sfida di cui vi parlavo è  proprio questa, abbiamo un paese da far rinascere, e non si può non farlo nel segno del recupero di una dimensione di civiltà. Occorre fare proprio come quel fiore di loro che caratterizza il simbolo di Rinascita Civile Vesuviana, dobbiamo essere capaci di affondare le nostre radici nel fango che ci circonda, scorciandoci le maniche al contempo per spalarlo, per poi far sì che il fiore di un nuovo orizzonte possa sbocciare e librarsi leggero sull’acqua, immacolato e puro, pronto a rischiarare il buio di questi nostri tempi incerti».

Francesco Giugliano

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