Omicidio di Trifone e Teresa, il militare di Somma: «Non sono stato io, a pezzi per la tragedia»

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Domani sarà la giornata cruciale nell’indagine per il duplice omicidio dei fidanzati di Pordenone. I Ris di Parma, nel corso di un incidente probatorio in cui sono previsti alcuni accertamenti irripetibili, analizzeranno la pistola che è stata rinvenuta nei giorni scorsi nel laghetto del parco di San Valentino dai sommozzatori dell’Arma di Genova. È proprio questa la novità emersa da autorevoli fonti investigative che hanno confermato le indiscrezioni che circolavano da giorni.

Non c’è soltanto il caricatore riportato a galla venerdì 18 settembre, ma nella disponibilità dei Carabinieri c’è l’intera Beretta 7.65 che potrebbe essere la pistola del delitto. Secondo quanto si è appreso, il recupero del resto della pistola è avvenuto, in gran segreto, la mattina di sabato 19 settembre. Da allora, l’inchiesta ha subito la svolta che ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di Giosuè Ruotolo, di 26 anni. Un atto che ha permesso al giovane caporale di Somma Vesuviana di nominare dei periti di parte che parteciperanno alle varie fasi delle analisi, particolarmente delicate visto che pistola e caricatore sono rimaste sott’acqua per sei mesi esatti. La presenza dell’intero meccanismo della pistola consentirà non solo la verifica di tracce biologiche, ma anche quella della compatibilità coi bossoli ritrovati sulla scena del delitto.

Domani, quindi, potrebbe esserci il primo responso, individuando senza ombra di dubbio la pistola rinvenuta come l’arma del delitto. Più complicato associarla al caporale: per questo servirà ritrovare elementi precisi ascrivibili a Ruotolo, che ha sempre negato il proprio coinvolgimento, ma anche il semplice possesso di una pistola. Durante gli interrogatori con i Carabinieri, il commilitone di Trifone si è sempre detto stupito per l’efferatezza del reato e a precisa domanda circa la propria abilità con le armi si è schernito affermando di essere fondamentalmente un burocrate dell’Esercito, occupandosi prevalentemente di pratiche al computer, «mentre il delitto è stato compiuto, parole agli atti della versione fornita come persona informata dei fatti, da un criminale con un’abilità straordinaria».

Ruotolo ha affermato dalla casa di Somma Vesuviana, in vi Fornari, dove si trova in licenza dopo che l’appartamento di Pordenone è stato posto sotto sequestro, di essere tranquillo: «Voglio anch’io la verità e sono convinto che emergerà la mia totale estraneità. Allora come oggi io e gli amici di Trifone siamo a pezzi per questa tragedia».

giosuè ruotolo

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