Il Napoli stecca la prima e da Reggio Emilia, nonostante il vantaggio giunto nei minuti iniziali, torna a casa senza punti. Vince il Sassuolo e lo fa senza rubare nulla.

Reina: Evita il peggio in due occasioni, nulla può sulle due reti emiliane. Voto 6.5

Maggio: Responsabilità su ambedue le marcature neroverdi, spinge ma con la solita confusione. Voto 5

Hysaj: Magari a destra gioca meglio…. Voto 5

Chiriches: A volte si addormenta, perde in un paio di circostanze gli avversari, però non è da bocciare. Voto 5+

Albiol: Sul primo gol sbaglia, ma non troppo, il rinvio di testa; nell’occasione il Napoli allungato, perde le distanze tra i reparti, e manca il centrocampista che vada a chiudere su Berardi. Resta una di quelle eredità iberiche di cui faremmo volentieri a meno, magari si ricorda di aver vinto qualcosina con Real e Spagna. Voto 5+

David Lopez: Mi accorgo che è in campo dopo una ventina di minuti… Nella ripresa più presente. Voto 5+

Valdifiori: Indovina un paio di lanci, poi non incide, lui è il perno su cui si basa la manovra, deve fare meglio. Voto 5

Hamsik: L’unico a giocare a calcio, sempre presente per l’intero arco del match. Voto 7

Insigne: Non indovina e non gli riesce niente. Voto 5

Mertens: Primo tempo anonimo, nella ripresa due piazzati e un tiro di poco a lato. Voto 5.5

Higuain: Ancora lontano dalla migliore forma, sul gol azzurro c’è il suo zampino. Voto 5.5

Subentrati: Gabbiadini, El Kaddouri, Callejon: 5.5

Sarri: Fuori Allan, forse per motivi fisici, dentro David Lopez; sceglie Mertens come spalla di Higuain. Bel Napoli nei primi 10 minuti, poi per un quarto d’ora la squadra, pur mancando nel gioco di rimessa, sembra riuscire a regger la reazione emiliana, mostrando una discreta compattezza, prima di sfilacciarsi e lasciare il fianco ai padroni di casa. Nella ripresa pare di assistere ad un’amichevole, le squadre sono lunghe, il Napoli ha il predominio e il baricentro alto, ma non sfrutta il potenziale offensivo, e come spesso accade(va), paga dazio alla prima occasione a sfavore. Le tre sostituzioni appaiono essere una sorta di ‘contentino’ per tenere tranquilli gli attori di un reparto che abbonda di qualità, una qualità che però va concretizzata e non sprecata. Insigne trequartista è una bella scommessa, rischiosa; la vera spalla di Higuain, in questo modulo, appare essere Gabbiadini, che per ora il mister toscano vede come vice dell’attaccante argentino, mentre Mertens e Callejon sono esterni, da adattare in questa sua idea di calcio. Non vorrei che il troppo lavorare e il troppo concentrarsi, anche a giusta ragione, sulla fase difensiva, vada a crear scompensi alla fase offensiva, che poi è da sempre il punto di forza di questa squadra. Non gli si facciano processi, lui dimostri di aver le spalle forti e la capacità per reggere la pressione di una piazza geneticamente difficile e che negli ultimi anni sta subendo una polarizzazione spaventosa. Ha una possibilità importante, la sfrutti…per se e per noi…

Arbitro: Voto 6

Sassuolo: Buone individualità, Berardi su tutte e buon impianto di gioco.

De Laurentiis: Come una cantilena stantia e noiosa, ogni anno, di questi tempi (e poi a gennaio), siam costretti a ripeter sempre le stesse cose: si lavori per completare la squadra… Mi sbilancio, svesto del tutto i panni del giornalista, per indossare esclusivamente o quasi, quelli del tifoso. Fino al primo anno di Benitez ho creduto nel progetto e tutto sommato non penso di esser stato un ingenuo credulone; escludendo infatti illogiche scelte durante gli anni di Mazzarri (in particolare mercati di gennaio scandalosi, andare a Milano per la partita -quasi- scudetto con Mascara al posto dello squalificato Lavezzi è un imperdonabile errore), il Napoli targato Adl sembrava  percorrere una lenta ma costante crescita. Lo stesso tecnico spagnolo rappresentava il massimo dopo il più che buono Mazzarri, e il primo soddisfacente mercato, seppur con la cessione di Cavani, faceva ben sperare. Il primo evidente stop al pur lento e tortuoso processo di crescita, parte lo scorso anno, con un mercato disgustoso e la non conferma di Reina. Addio crescita e sogni di gloria, addio speranze di ‘grandezza’, anche solo presunta, anche solo annusata. Si orbita (guai dimenticarlo) tra le primissime in Italia (e prime in Europa), ma è oramai vietato anche il sol pensar al Tricolore.

Il tutto è confermato dall’improvvisa e repentina sterzata ideologica, avuta quest’anno, allorquando alla sbandierata internazionalizzazione ed europeizzazione, cavallo di battaglia per il biennio castigliano, ha fatto posto l’italianizzazione e l’amore per la vecchia e sana provincia, per il pane e salame, per il lavoro e sacrificio. Si deve ricominciare, quasi da zero, ma la piazza non sembra avere la forza e la pazienza di affrontare una nuova ‘ripartenza’; probabile stia rendendo oggettivo, un discorso fortemente soggettivo, ma 4000 abbonamenti qualcosa pur vorranno dire.

Forse la verità è aver alzato oltremodo l’asticella. Rimpiango i primi anni di A e gli anni di Mazzarri, quella fame, quella voglia, quell’entusiasmo, ma soprattutto quel credere in un progetto. Senza voler scadere in becero qualunquismo, è facile supporre che il presidente, non può, ma forse ancor più non vuole veramente tentar di vincere il Tricolore, non vuole scalfire determinati equilibri di palazzo.

Tornando ad oggi, lasciando da parte amarezza e risentimento, si deve partire da quei 10 minuti iniziali e in parte dai successivi 15, e restare aggrappati alla parte più genuina e ancestrale del legame con i colori che rappresentano la tua città, la tua terra, che poi altro non è che l’essenza vera e sola e unica del tifo.

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