Avevano 20 anni, molte volte anche qualche primavera in meno, poche volte avevano appena compiuto 21 o 22 anni, al massimo 23. È la camorra dei ragazzini, quella che negli ultimi sei mesi sta terrorizzando le mamme del centro storico di Napoli e dell’area tra Torre Annunziata e Boscoreale. Secondo gli inquirenti, questa nuova forma di “macrocriminalità” potrebbe “emigrare” anche nell’area interna del Vesuviano e particolarmente – secondo quanto raccontano gli 007 – tra San Giuseppe Vesuviano, Somma Vesuviana, Poggiomarino e Terzigno.

Tutte le informative delle forze dell’ordine porterebbero infatti proprio a questo profilo: la riorganizzazione dei clan, sfruttando momenti di debolezza tra le cosche storiche di recente tramortite da arresti, sequestri e qualche nuovo pentito. E sui territori sono tanti gli adolescenti, anche di soli 16 anni, che già gestiscono il commercio delle sostanze stupefacenti “leggere” come hashish e marijuana e talvolta anche la cocaina. Nei rioni Sanità e Forcella, nel quartiere Mercato ed al Piano Napoli boschese cominciò tutto così, ma oggi i giovanissimi si ammazzano in strada tra la gente, quasi senza pensare, ed in pieno stile della fiction Gomorra.

A Napoli, dal Rione Traiano e fino a Barra, sono già una decina i ragazzini morti ammazzati a colpi di arma da fuoco, tra cui anche un povero meccanico 21enne incensurato a quanto pare colpevole soltanto di essersi rifiutato di truccare le moto dei camorristi. Un nuovo fenomeno, insomma, quello dei ventenni che prima erano gregari e guardaspalle perché dovevano imparare dai boss e che oggi lottano per scalzarli e si uccidono a sangue freddo, anche torture viste ultimamente sul  piccolo schermo.

San Giuseppe, Somma, Poggiomarino e Terzigno potrebbero aggiungersi presto alla “guerra dei ragazzini”. Nelle informative si legge, infatti, che i clan storici stanno vivendo un momento di stanca, di riorganizzazione, ed i giovanissimi stanno acquisendo “fiducia” in loro stessi perché gestiscono agevolmente il commercio della droga riuscendo pure a commettere qualche “sgarro” senza cadere in punizioni. Mancano ormai solo le pistole e poi il territorio dell’area interna vesuviana può purtroppo diventare un campo da guerra. Quali sono, adesso, le azioni da mettere in campo? Forse ben poco, ma sicuramente cominciare a pregare.

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