Finisce senza reti l’amichevole del Napoli in casa del Porto; partita con pochissime emozioni e con i portieri praticamente inoperosi. Un match che al netto del risultato e delle emozioni, può fornire diverse risposte a mister Sarri e ai tifosi azzurri.

Se nel test di Nizza, avevamo lodato la fase offensiva e ci si era preoccupati di quella difensiva (Reina assente, Kou ed Henrique titolari), in Portogallo si inverte in qualche modo il giudizio: sufficienza piena per l’intera fase difensiva (Reina al suo posto, Albiol e Vlad titolari, sulla sinistra Hysai, Allan e Valdifiori in mediana) e giudizio rimandato per l’attacco. Dal sessantesimo minuto il miglior Napoli, capace di alzare il baricentro e di metter con insistenza e determinazione, la testa nella metacampo lusitana (13 gol subiti in campionato lo scorso anno).

Senza voler affrettare i tempi per le valutazioni e per le analisi, del tutto soggettive, la sensazione avuta è di un Napoli che ha usato quest’amichevole per registrare la fase difensiva (per fase difensiva si deve intendere l’intero movimento di tutta la squadra quando il possesso di palla è degli avversari), riuscendo a fornire un’impressione positiva.

La parola chiave è la stessa che per un anno intero ha fatto da protagonista lo scorso anno: equilibrio. La scorsa stagione il disequilibrio, salvo in 4/5 circostanze l’ha praticamente fatta da padrona, con una squadra che poi nei numeri (reti all’attivo e al passivo) è andata a suffragare questo dato lampante e negativo.

Equilibrio significa (volendo banalizzare e semplificare per noi comuni mortali) che le due fasi siano in perfetta armonia, e che il pieno funzionamento dell’una non pregiudichi il funzionamento dell’altra. Se “mixassimo” la fase offensiva di Nizza e quella difensiva di Oporto avremmo l’equilibrio da cercare e trovare. Facile da scrivere, facile da ipotizzare, il difficile, come la scorsa stagione ci insegna e come (giudizio precoce) questi primi due test più impegnativi ci dicono, sta nel metterlo in pratica.

Trovare i giusti meccanismi in difesa, grazie anche a degli interpreti più funzionali (Hysaj non è un fulmine di guerra, ma rispetto a Ghoulam, appare regalare maggiore efficienza in copertura) o a interpreti decisamente più forti (Reina) capaci anche di andar a rasserenare i colleghi di reparto (Albiol), o a interpreti tutti da scoprire (Vlad, buona la prima) e da acquistare (Maksimovic?) è la vera scommessa di Sarri, la vera svolta di questo Napoli. Influirà probabilmente anche una squadra con maggiore copertura in mediana sia nei numeri (centrocampo a 3), sia nella qualità e nel peso degli interpreti (Allan).

Qualora il miracolo difensivo dovesse concretizzarsi, sarà poi importante riuscire a ottimizzare anche la fase offensiva, ed ecco che oltre alla mano del mister in panca e di quello in campo (Valdifiori), sarà determinante la vena degli avanti e il ruolo di collegamento che dovranno portare avanti, sotto certi aspetti (inserimenti e invenzioni) Hamsik (ad Oporto per 45 minuti in campo, assolutamente evanescente) e sotto altri (fantasia e invenzioni) Insigne (bravo a farsi trovare tra le linee, ma ha quasi sempre sbagliato scelta, l’impressione però è che un’invenzione a partita possa garantirla). Higuain, esordio stagionale al 60’, deve essere il decisivo e assoluto valore aggiunto, il plus di questa squadra; Callejon, Mertens e Gabbiadini devono saper ruotare, farsi trovare pronti e non creare (per mezzo dei loro agenti) disarmonia nel gruppo. La società sia forte e faccia sentire la voce, possibilmente a quattr’occhi e non per mezzo stampa, ben venga la competizione ma si tenga lontana la tensione, che non giova a nessuno. El Kaddouri nei 15 minuti in campo, ha mostrato di avere le giuste doti per quel ruolo, paradossalmente anche più di Insigne (ovviamente parliamo di caratteristiche specifiche per il ruolo di trequartista, non del tasso tecnico individuale), resta però un giocatore acerbo per determinati livelli, ma in rosa tutto sommato può esserci.

Occorre completare la rosa, in primis con un difensore centrale (Albiol, Vlad, Koulibaly) e un esterno (Hysay, Strinic, Maggio), poi magari con un altro centrocampista (Valdifiori, Jorginho, David Lopez, Allan, Hamsik), senza dimenticare un terzo portiere (Reina, Gabriel); l’idea di un vice-Higuain, pur non potendo contare su un ariete stile Zapata, non mi convince, avendo nel reparto offensivo già troppi interpreti (Mertens, Insigne, Callejon, Higuain, Gabbiadini, El Kaddouri ?). L’ex doriano (ieri sera inesistente) e in parte l’ex Real (volenteroso nei suoi 45 minuti) possono fungere da prima punta, laddove il Pipita dovesse dare forfait o necessitasse di riposo.

Prima però, la rosa va sfoltita, andando a tagliare i rami oramai secchi, ovvero quei giocatori, che per caratteristiche (Ghoulam?) o per qualità tecniche (De Guzman, Andujar, Rafael?, Inler, Vargas, Henrique?) e caratteriali (Zuniga) non risultano essere funzionali al gioco voluto dal mister toscano.

Nota di chi scrive: non amo questo genere di articoli, freddini e privi di sentimento. Peraltro mancano le necessarie conoscenze per andar ad impelagarsi nella scivolosa palude tattica, e i rischi di brutte figure sono dietro l’angolo, ma la sensazione della centralità dell’equilibrio, avvertita ha soppiantato qualsivoglia barlume emozionale, per cui è stato il cervello a vincere e guidare la mano.

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