Una nuova tecnica, firmata Ingv e Cnr, in grado di calcolare, attraverso i dati satellitari e Gps, le modalità con cui il magma profondo risale all’interno del sottosuolo dei Campi Flegrei e del Vesuvio, creando deformazioni, anche millimetriche, della superficie terrestre.

Un meccanismo probabilmente comune ad altre caldere (Yellowstone negli USA e Rabaul in Papua Nuova Guinea). Lo studio, pubblicato su Scientific Reports, fornisce nuovi sistemi di monitoraggio utili ad affrontare eventuali future crisi vulcaniche. I dati acquisiti dai satelliti e dai ricevitori Gps della rete di sensori presenti nell’area dei Campi Flegrei, servono per monitorare le deformazioni della superficie terrestre e conoscere, in tempo reale, l’andamento del sollevamento del suolo all’interno della caldera.

È la nuova tecnica di monitoraggio messa a punto da un team di ricercatori dell’Osservatorio Vesuviano dell’Istituto Nazionale di Geofisica a Vulcanologia e dell’Istituto per il Rilevamento Elettromagnetico dell’Ambiente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, per comprendere meglio i fenomeni di sollevamento avvenuti in questi ultimi anni ai Campi Flegrei.

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