Sono i pochi i clan di camorra che accettano di commerciare e spacciare le pasticche di ecstasy. E non è così per un rigurgito di coscienza o perché si guadagni poco, ma il motivo è molto semplice: c’è una ricerca spasmodica delle pasticche da parte delle forze dell’ordine. Insomma, chi decide di entrare in questo giro si può trovare dietro le forze dell’ordine da un momento all’altro.

Sono “confessioni” che gli 007 hanno rilasciato a Lettera43 e particolarmente al giornalista anticamorra, Simone Di Meo, che nel suo articolo scrive: «Si contano sulle dita di una mano i clan della camorra napoletana che si occupano del traffico di pasticche. Ci sono i gruppi criminali di Qualiano e di Boscoreale, paesoni al Nord e al Sud del capoluogo; e ci sono le cosche di Secondigliano e Melito. Non è tanto un problema di capitali da investire – continua l’investigatore – quanto di agganci giusti e di una buona rete di distribuzione. Tutto il business, infatti, si sviluppa esclusivamente nel mondo del by-night, e lì se non hai promoter in gamba non sfondi. Il guadagno, però, è fenomenale».

«È un mercato strano, quello delle pasticche. Sia in termini di approvvigionamento sia di smercio. Non è come per la cocaina, insomma, che si trova e vende a ogni angolo di strada. I camorristi che trafficano in ecstasy devono rifornirsi esclusivamente ad Amsterdam, in Olanda. Spesso fanno tutto in un solo giorno grazie ai voli low-cost. Andata e ritorno a distanza di poche ore, giusto il tempo di scegliere la “merce”».

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