Imprenditore e procacciatore di Poggiomarino denunciati dai carabinieri per caporalato e sfruttamento dei lavoratori. A finire nei guai, dopo essere stati pizzicati dalle forze dell’ordine, A.S., 60enne proprietario di una piccola azienda conserviera situata tra San Marzano sul Sarno e San Valentino Torio, ed un cittadino marocchino, M.S., 43 anni, residente nella città poggiomarinese da oltre dieci anni. I due sono stati trovati a bordo di un furgone insieme a sette donne immigrate, di cui cinque clandestine.

In sostanza, la coppia stava portando le signore straniere presso l’impresa alimentare dell’uomo dove avrebbero lavorato per circa 14 ore a meno di due euro per ogni sessanta minuti. In sostanza, l’opera delle donne sarebbe cominciata alle 6 del mattino per finire soltanto alle 20, se non addirittura oltre, mentre il compenso pattuito era di appena 25 euro a giornata, naturalmente senza alcun contributo né qualsiasi altra forma di bonus, come se quelle donne, tutte mamme di famiglia, non avessero mai messo piede all’interno dello stabilimento dove in questo periodo si lavorano particolarmente pomodori simil-San Marzano giunti a tonnellate dalla Puglia.

Il furgoncino con a bordo i due uomini e le sette donne è stato intercettato al confine con San Marzano sul Sarno ed agli occhi dei militari dell’Arma tutto è apparso immediatamente chiaro: le lavoratrici, 4 marocchine, due ucraine ed una romena, stavano andando in fabbrica per essere sfruttate approfittando della loro posizione di povertà e di tanta voglia di lavorare per sfamare i figli e le rispettive famiglie: le donne avevano dai 27 ai 42 anni. A quanto pare i contatti sarebbero avvenuti qualche giorno prima all’angolo tra via Tortorelle e via Iervolino dove all’alba sino alle 7,30 del mattino si appostano molti uomini stranieri ed extracomunitari in attesa di poter guadagnare una giornata di lavoro tra i campi o da manovale.

Ed è qui che l’imprenditore ed il procacciatore avrebbero contattato le donne attraverso i mariti. Sembrerebbe che il rapporti di lavoro del tutto fuorilegge andasse avanti da almeno una settimana, mentre i controlli hanno accertato che avveniva con la sistematica violazione della normativa sull’orario di lavoro e sulla retribuzione.

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