Giro di auto rubate: chiesta condanna per imputati di San Giuseppe, Ottaviano e Pomigliano

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Il processo è stato lungo e travagliato, con due degli imputati che nel frattempo sono deceduti ed altri undici per i quali lo stesso pubblico ministero,Luigi Boccia, nelle richieste conclusive si è dovuto arrendere di fronte all’inesorabilità del tempo e chiedere il non doversi procedere per estinzione dei reati a causa della sopravvenuta prescrizione.

Ma martedì 23 giugno, davanti al Tribunale di Pistoia presieduto da Luca Gaspari, in un modo o nell’altro è stato comunque messo il primo tassello definitivo all’operazione “Rain man” che fra il 2007 ed il 2008 portò la Polstrada della Toscana ad eseguire sedici ordinanze di custodia cautelare in carcere e a denunciare un’altra trentina di persone, tutte coinvolte, secondo l’accusa in un maxi traffico di auto di grossa cilindrata che con un meccanismo perfettamente rodato, venivano prese a noleggio o con contratti di leasing pagando con assegni scoperti, quindi trasferite all’estero da persone compiacenti e vendute, denunciandone subito dopo il furto in Italia. Vittime della banda molte compagnie di assicurazione, oltre a società di leasing e di noleggio con sedi fra la Valdinievole ma anche delle aree fiorentine e zone limitrofe. Decine e decine di Bmw, Audi, Mercedes, Volkswagen e Porsche del valore fra i cinquanta ed i centomila euro ciascuna, hanno preso il volo in questo modo essenzialmente verso la Russia, fino in Siberia, facendo tappa in Polonia dove c’era uno dei componenti la banda che nell’Hotel Capitol a Biala Podlaska, invitava i compratori e quindi smistava le macchine appena arrivate.

Secondo il pubblico ministero, Luigi Boccia, questo meccanismo non può che prevedere una vera e propria associazione a delinquere finalizzata alla truffa, alla falsa denuncia di furto e all’appropriazione indebita di beni altrui. I promotori dell’associazione sarebbero stati Moreno Benelli di 61 anni, originario di Castiglion Fiorentino, Ciro Mele di 38 anni di Pomigliano d’Arco che riceveva le auto all’estero, e Giovanni Piaggia di 63 anni originario di San Giorgio Lucano. Per tutti e tre il pm ha chiesto la condanna a cinque anni di reclusione. L’accusa ha ritenuto poi partecipi all’associazione a delinquere ma con responsabilità minori rispetto ai precedenti tre: Salvatore Barrali 50 anni, originario di Palermo e residente a Prato; Nicola Fassari di 60 anni, originario di Nicotera in provincia di Vibo Valentia e Antonino Iorio di 50 anni originario di Messina. Per loro ha chiesto la condanna a due anni ed otto mesi.

Un gradino sotto per le responsabilità accertate ci sarebbero poi Claudio Alessi 54 anni di Grosseto, Angelo Giugliano, 33 anni di Massa Marittima;Antonio Giugliano, 57 anni di Ottaviano e Arturo Roccia, 54 anni originario di Paceco in provincia di Trapani, per i quali ha chiesto la condanna a due anni e quattro mesi di reclusione. Per Vincenzo Voto, 52 anni di Torino, e Giuseppe Claudio Loglisci di 53, le richieste sono state di un anno e dieci mesi di reclusione. Stessa richiesta ma solo grazie alle attenuanti generiche concessegli dall’accusa per aver collaborato nelle indagini, per il piombinese Enrico Tonietti di 62 anni.

Sono usciti dal processo perché deceduti Vincenzo Belluomini di Capannori e Salvatore Burgio di Licata in provincia di Agrigento. Un anno di reclusione è stato chiesto per Dario Maggio, 47 anni di Prato, e Donato Nisi, 55 anni, originario di Ceglie Messapica. Un anno e due mesi di reclusione perSalvatore Sardisco, 56 anni di Monreale e Marco Zucca di Porto Torres. Infine un anno e un mese per Nunzio Ambrosio, 52 anni, di San Giuseppe Vesuviano. E per altri undici imputati residenti fra la Toscana, la Campania, il Lazio e l’Umbria è stato chiesto il non luogo a procedere per la sopraggiunta prescrizione.

Ed è proprio su quest’ultimo elemento che gli avvocati difensori, nelle loro arringhe, si sono soffermati per convincere i giudici che forse il tempo ha dato un colpo di spugna per molti degli altri imputati. Ma sarà fondamentale capire come i giudici si pronunceranno sull’esistenza o meno dell’associazione a delinquere perché, se per il pubblico ministero sarebbe palese visti gli elementi raccolti durante le indagini, per i difensori invece non si ravviserebbe affatto. Per questi ultimi, l’unico elemento in comune sarebbe stato il modus operandi non certo il muoversi in accordo fra loro. Su richiesta del pubblico ministero che ha diritto ad una eventuale replica, il processo è stato aggiornato al primo pomeriggio del prossimo 14 luglio.

processo tribunale

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