Lo credevano morto, invece era vivo, così come alcuni pentiti avevano rivelato di recente, e così come molti investigatori pensavano, ed il giornalista Enzo Musella aveva riportato nel suo libro dedicato proprio al boss-killer, Pasquale Scotti. Insomma, Musella aveva ragione, ma non è riuscito a vedere la cattura di “Pasquale ‘o collier”: una malattia se l’è portato via a gennaio: tuttavia la sua tesi era quella giusta, compresa anche la latitanza in Sud America.

A dire che il sicario della Nco di Cutolo si trovasse in Brasile, erano stati i collaboratori di giustizia: così gli investigatori hanno scandagliato tutti coloro che dall’Italia sono partiti verso Rio negli ultimi trent’anni, trovando proprio a Recife qualcuno che poteva combaciare con il profilo ricercato.

La mossa sbagliata del superlatitante è stato il rinnovo della carta d’identità e le impronte digitali che le autorità brasiliane hanno inviato a quelle italiane: insomma, quell’uomo sotto la lente d’ingrandimento era il killer e boss di Cutolo, il camorrista con agganci politici e spietato pistolero.

Tra i tanti omicidio di Scotti anche quello di Giovanna Matarazzo, detta Dolly Peach, ballerina di night romana legata sentimentalmente a Vincenzo Casillo, braccio destro di Cutolo fatto saltare in aria il 29 gennaio 1983 a Roma: la sua auto era stata imbottita di esplosivo.

La giovane donna viene sciolta nella calce, perché aveva visto chi era stato l’autore del raid in cui morì ammazzato il suo compagno. La scena è tra le più terribili del film di Tornatore sul “professore vesuviano”. Si vede la ragazza calata dall’alto, con le mani e legate e completamente nuda mentre viene immersa poco alla volta nella calce. Il suo corpo finisce per essere sciolto.

pasquale scotti