L’Immacolata di don Placido sull’altare per Papa Francesco


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Nelle ultime due visite papali a Napoli (Giovanni Paolo II nel 1990 e Benedetto XVI nel 2007), sull’altare per la Messa era stata posta la venerata immagine della Madonna del Carmine, detta La Bruna. Questa volta, per volontà del cardinale Crescenzio Sepe, l’Immacolata che si venera al Gesù Vecchio. Brevemente ripercorreriamo la vita di don Placido e della sua Madonnina: Placido Baccher (Napoli, 5 aprile 1781 – 19 ottobre 1851) fu definito “un prete tutto mariano” e tale fu nella sua missione sacerdotale svolta nel Gesù Vecchio dal 1806 al 1851. In questi 45 anni, con la preghiera, la predicazione, la disponibilità per tutti e sempre, volle dire il suo “grazie” alla Madonna che lo aveva liberato dall’orrido carcere, sottraendolo a una sicura condanna a morte durante la rivoluzione napoletana del 1799 gli comparve la Madonna che gli disse: “Confida, figliuolo; domani sarai liberato da questo orrido carcere. Tu però dovrai essere mio e sarai chiamato in una delle princi­pali chiese di Napoli a zelare le glorie del mio immacolato concepimento”.



Condotto l’indomani dinanzi al tribunale straordinario i giudici si domandavano: “Ma perché hanno tenuto prigioniero quest’innocente? Ha un’aria così ingenua da essere incapace a far del male”. E subito il Presidente ordinò alle guardie: “Via, scioglietegli la catena, egli può andare libero”! La Madonna l’aveva salvato e lo salvò ancora quando fu emesso un nuovo mandato di cattura, avendo riscontrato il Presidente del Tribunale che erano stati giustiziati 16 rei e non 17 quanti ne conteneva la lista dei condannati. Per sfuggire alla polizia, Placido fu calato con una fune in un pozzo ma per una errata mano­vra andò a cadere sul parapetto di un terrazzo procurandosi una grossa ferita alla testa. Il privilegiato prescelto del­l’Immacolata fu appunto il nostro don Placido Baccher il quale, sopiti ormai i bollori della rivo­luzione, aveva intrapreso gli studi da chierico esterno presso il convento di San Tommaso d’Aquino per divenire sacerdote. Sotto la guida del sacerdote Vincenzo Aprea, suo revisore, si preparò alla vestizione del sacro abito che gli fu imposto il 20 febbraio 1802 e fu assegnato alla parrocchia di San Giovanni Maggiore. Ordinato sacerdote, don Placido iniziò il ministero con il padre Pignataro, rettore della chiesa di San Tommaso d’Aquino. Qui radunava ogni sabato i molti fedeli che gli erano affezio­nati fin da quando spiegava il catechismo in San Giovanni Maggiore. La chiesa del Gesù Vecchio era rimasta abbandonata per diversi anni. Don Placido la riportò al suo splendore, e fece costruire l’organo per rendere più solenni le funzioni. Profuse tutto il suo patrimonio, che gli fu resti­tuito dai Borboni al loro rientro (dopo la paren­tesi della rivoluzione), e quante offerte generose gli si offrivano dai fedeli, e così il Gesù Vecchio divenne, per lo zelo del Servo di Dio, una delle più belle e frequentate chiese di Napoli.

Malgrado tutto, però, soleva dire che la sua chiesa gli sembrava «una casa senza padrona ed una reggia senza la Regina» e perciò pensò alla «Madonnina». Se la fece costruire dall’artista napoletano: Nicola Ingaldi, così come gli era apparsa in Castel Capuano. Come descriverla? Non ci resta che riportare quanto scrisse don Raffaele Pica, sacerdote del Clero di Napoli, devotissimo del Gesù Vecchio: «Essa è lavoro del noto e pio artista Nicola Ingaldi, napoletano; è quasi la terza parte del naturale, parte in creta e parte in legno; le vesti sono di lini benedetti, panneggiati dallo stesso don Placido poi ingessati, inargentati e dipinti. Sul manto, sulla veste e sopravveste: stelle, fiori e frange d’oro…. La Vergine sostiene sul braccio sinistro il suo Bambinello, mentre schiaccia la testa del serpente; il Bambino e la Madre hanno il capo cinto di corone d’oro tem­pestate di gemme. È questa la Madonna di don Placido, una bellezza di Paradiso, una bellezza cui anche Dio apportò splendore!». Per finire don Placido volle porre nelle mani della Madonna e del Bambino la corona del Rosario ed ai piedi della Vergine, sul globo (simbolo del mondo) un bel gruppo di teste di angeli; a destra e a sinistra altri due angeli recanti nelle mani un giglio ed una stella (a destra di chi guarda) uno specchio ed una rosa (a sinistra di chi guarda) quasi a richiamare i titoli delle litanie; Circa il rosario messo nelle mani della Madonna e del Bambino, non si deve dimenticare che don Placido fu un terziario domenicano e, come tale, fu uno stre­nuo assertore dell’efficacia di questa preghiera. Don Placido era convinto, e così istruiva i fedeli, che una vera devozione alla Madonna, deve portare ad una maggiore conoscenza ed amore di Dio e del suo Figlio e Signore nostro Gesù Cristo.

Fu Apostolo infaticabile nel diffondere tale devozione, e per le feste dell’Immacolata, duran­te la «dodicina di preparazione» (ed in particola­re per l’Esposizione di Gesù Eucaristia) disceso dal pulpito dopo aver commentato i misteri, si portava all’ingresso del tempio, si scalzava, con una «disciplina» si batteva fortemente; e arriva­to all’altare, si cingeva di funi, metteva al collo una catena di ferro, sul capo una corona di legno, e, presa una pesante croce si trascinava in ginocchio per tutta la Chiesa. Non è a dire quan­te innumerevoli conversioni seguivano a questi edificanti atti di pietà e di penitenza; perfino i facinorosi dell’epoca venivano per consegnare al Servo di Dio armi di ogni genere e chiedevano di confessarsi per cambiar vita. Don Placido fece incoronare l’immagine della Madonna e in occasione della solenne celebrazione, la Madonna gli parlò per esprimergli il Suo compiacimento e per premiare la fede del suo fedele servo e di tutti i suoi devoti: “Beati i sacerdoti che celebreranno al mio altare e beati i fedeli che vi faranno la Comunione nel sabato seguente alla mia incoro­nazione” (cioè il sabato dopo il 30 dicembre). Il 30 dicembre 1826 ci fu la solenne incoronazione della “Madonnina”, concessa dal papa Leone XII, con la partecipazione di tutti, a cominciare dai sovrani fino all’ultimo cittadino di Napoli. Il Gesù Vecchio, divenuto poi Basilica Pontificia, fu da allora un centro mariano ed eucaristico importantissimo e ancora ai nostri tempi il culto istituito da don Placido – amabilmente appellato dai devoti ieri e oggi come o’ zì – è vivo e fervoroso. Da allora a tutt’oggi si sa che nel Sabato Privilegiato ‘’è un pellegrinaggio continuo di fedeli da tutta Napoli, dalla regione campana e oltre, che accorrono all’altare della Madonnina dalle prime ore del giorno fino a sera inoltrata per confessarsi, partecipare alla Santa Messa e fare la Comunione.

II 19 ottobre 1851, all’età di settanta anni e sei mesi, nel giorno sacro alla Purità di Maria; assi­stito dall’Arcivescovo e da uno stuolo di sacerdo­ti, tra cui il nipote don Gennaro Baccher; mentre una folla di devoti in chiesa pregava la Madonnina, Placido Baccher, balbettando per l’ultima volta i nomi di Gesù e Maria, lasciava la terra, per entrare nella beata eternità. «Voglio rimanere ai piedi della Madonna», aveva spesso ripetuto in vita, volendo significare che alla sua morte desiderava essere sepolto ai piedi della Madonnina. E fu esaudito. Infatti la salma dell’umile e penitente prete napoletano restò esposta per tre giorni in chiesa, il Re concesse la dispensa dall’interro al Cimitero e l’Arcivescovo accolse la domanda dei Prelati e del popolo per il deposito canonico della salma. Recitato l’elogio funebre dal canoni­co Penitenziere don Giovanni Gallo, la salma fu tumulata dietro l’altare maggiore sotto il trono della Madonna il 22 Ottobre 1851. La causa per la sua beatificazione fu introdotta il 12 maggio 1909 e il 21 febbraio 1944 si ebbe il decreto sull’eroicità delle virtù e il titolo di Venerabile.

LA “VISITA MENSILE” AL GESÙ VECCHIO. Nel 1871 anche l’Arcidiocesi di Napoli volle realizzare una pia pratica che si svolgeva a Roma: visitare mensilmente le chiese dedicate alla Vergine Maria. A Napoli, essendoci molte chiese dedicate alla Madonna, fu necessario stabilire un Calendario mensile della venerazione mariana quotidiana. L’arcivescovo Sisto Riario Sforza benedì l’iniziativa e preparò egli stesso una preghiera da recitare in occasione di tale visita. Alla Basilica mariana del Gesù Vecchio fu assegnato il giorno 11 e ancora oggi, mentre per le altre chiese questa visita mensile, con il passar degli anni, è andata scomparendo, la visita all’Immacolata di don Placido è un appuntamento fisso per numerosissimi pellegrini. I fedeli partecipano alla celebrazione dell’Eucaristia e, dopo aver incontrato Gesù, s’incontrano con la Vergine Immacolata per dirle ciò che un figlio confida alla mamma quando va a visitarla. Si stabilisce con la Vergine Madre un intimo colloquio nel quale le si manifestano le proprie pene, le proprie ansie, ma anche la gioia di rivederla ancora. E, con l’appuntamento al mese seguente, si lascia il trono dell’Immacolata per riprendere, con rinnovata fiducia, il cammino della vita. Ancora oggi tale “privilegio”, riservato dall’Immacolata ai sacerdoti e ai fedeli, richiama al Gesù Vecchio, in questo sabato particolare e solenne, migliaia di pellegrini.

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