«Gallo non è pazzo», il boss condannato a 20 anni di carcere: ECCO TUTTE LE PENE INFLITTE

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Secondo i giudici il boss di Boscotrecase e Boscoreale, Giuseppe Gallo, è sano di mente: dunque è confermata la condanna a 20 anni di reclusione per “Peppe o pazzo”, soprannominato così proprio i tentativi da parte dei suoi legali di farsi riconoscere le mancate capacità di intendere e di volere.

La Cassazione ha quindi confermato la condanna, e pur annullando alcuni capi d’imputazione per il ras boschese non è arrivato alcuno sconto di pena. Condanne ma anche sconti ed assoluzioni per altri esponenti del clan Gallo-Limelli-Vangone che si trovavano alla sbarra: annullamenti delle sentenze per prescrizione per Michele Vangone, Gaetano Onda  e Vincenzo Cirillo. Sconto di pena, invece, per Rosaria Vangone, la madre di Gallo, condannata a 12 anni, per la quale ci sarà un ricalcolo in base alle nuove normative. Annullata la condanna per Nunzio Mennella, mentre il padre Luigi, condannato ad 11 anni beneficia dell’annullamento dall’articolo 7. Il suocero del boss, Mario Francesco De Martino, avrà uno sconto sui 14 anni, come Luigi Mansi, Antonio Ruggiero e Gaetano Di Ronza, che hanno ottenuto anche il dissequestro dei beni.

Al centro del processo è però rimasto a lungo il superboss che nei mesi scorsi avrebbe addirittura tentato il suicidio nel carcere di massima sicurezza del Nord Italia in cui si trova recluso. Un gesto che, secondo i legali, sarebbe alla base proprio della scarsa sanità mentale dell’uomo. Tuttavia non è stato così per i giudici.

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