Adaline, la bellezza “senza Tempo” dell’ eterna giovinezza


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Nata nel 1908, Adaline a soli 29 anni resta vittima di un incidente mortale dalla quale si salva, condannata però a non invecchiare mai. Costretta a spostarsi per non essere arrestata, riuscirà a tenere nascosto questo segreto fino ai giorni nostri. L’Amore potrà farle cambiare idea?



Usciti dalla sala, dopo la proiezione del nuovo Adaline – L’eterna giovinezza, i primi pensieri corrono a dire: “chissà da quale libro è ispirato questo film”. Vi è mai capitato? Assistere a una pellicola e avere la sensazione, il “sentore”, che quello che si sta vedendo è sicuramente una trasposizione, una narrazione “altra”, adattata per il grande schermo, con minore/maggiore respiro (dipendendo dai casi). È la stessa attrice protagonista, una bellissima, affascinante, strepitosa Blake Lively, a darne una sorta di conferma, in una intervista: “Quando ho letto il copione non riuscivo a smettere, l’ho letto tutto d’un fiato, come se fosse un bellissimo romanzo”. Pellicole come quelle dirette da Lee Toland Krieger (scelto un po’ in fretta e furia, a progetto avviato, quando la pellicola doveva essere affidata al nostro Gabriele Muccino e con protagonista Katherine Heigl) hanno davvero l’atmosfera “sospesa” e lontana dei bei racconti di una volta, romanzi scritti con enfasi romantica e con passioni incontrollabili che vincono tutto e tutti, Tempo (con la maiuscola) compreso. Di pellicole che trattavano i paradossi temporali ne abbiamo viste tante, basti pensare a Il curioso caso di Benjamin Button o al simpatico Ricomincio da capo, con Bill Murray. Nel caso di Adaline (il titolo originale è The Age of Adaline, probabilmente molto più azzeccato della traduzione italiana, incentrando tutto sull’ età della protagonista, bloccata nella solarità di una ventinovenne, e non nella giovinezza [momento soggettivo]) il tempo (della protagonista) si blocca, congelato ad un incidente, creando poi una spirale temporale paradossale che “intrappola” lo spettatore, in un atmosfera da grande romanzo di formazione contemporaneo, con profondi echi di lavori come Il grande Gatsby. Tutto, in Adaline, è metafora del Cinema/Tempo/Memoria, a cominciare dall’incipit, con la protagonista che lavora in un luogo (un Museo) dove si “conserva” (materialmente e immaterialmente) la Memoria (a pensarci bene ne è lei stessa una personificazione)  e che la vede a che fare, oltre a polverosi libri, con i cinegiornali, reperti di una Storia narrata attraverso le immagini, i primi “documentari” dell’epoca del Cinema. La stessa Adeline è Sogno/Cinema che resta impressa negli occhi, sorta di opera d’arte indistruttibile, incredibile tela che, più passa il tempo, più diventa preziosa, di rara bellezza, e, ad un certo punto, non resta che contemplarne il peso “storico”, l’importanza “artistica”. Questa è sicuramente il fulcro attorno al quale si muove la convincente e fascinosa interpretazione della bellissima Blake Lively, resa unica dal lavoro, ottimo, alla fotografia di David Lanzenberg (già al lavoro con il regista in Separati innamorati del 2012) e incarnazione (parola da usare con le pinze) dell’inutilità dello scorrere del tempo, della certezza del presente e l’incertezza del futuro. La sua presenza è magnetica, sorta di Rita Hayworth in Gilda, attorno a lei, come piccoli pianetini anonimi, ruotano i coprotagonisti, a cominciare dall’amore della sua vita, il comunque bravo Michiel Huisman (era nella serie tv Il trono di spade), fino alla zuccherosa Ellen Burstyn (nel ruolo della figlia di Adaline, personaggio che doveva essere interpretato dalla sempre verde Angela Lansbury, poi allontanata dal progetto). Il paradosso temporale di Adaline, narrativamente e metaforicamente, è etichettabile con una sorta di originale “triangolo amoroso del tempo”, con il trittico composto da lei al vertice e ai lati non solo Huisman, ma suo padre, interpretato da un Harrison Ford in gran spolvero, ma che (ammettiamolo) arranca e che non fa che enfatizzare la sua (vuota sicuramente) somiglianza con il povero Sigmund Freud. Adaline – L’eterna giovinezza resta un ottimo film, con poche, ma pesanti (colpa la prevedibilità), cadute di stile su una sceneggiatura originale, scritta bene e fascinosa, (opera del duo J. Mills Goodloe e Salvador Paskowitz), che mette in campo non solo un soggetto che meriterebbe forse una giustissima trascrizione letteraria, ma anche interessanti riflessioni sullo scorrere, inesorabile, del Tempo. Da applausi, infine i costumi del premio Oscar Angus Strathie e le melodie, soffuse, di un’ispiratissima Lana Del Rey e la sua Life Is Beautiful. Titolo riferito sicuramente alla protagonista di questo nuovo “romanzo” d’amore cinematografico.

 

Potrete vedere Adaline – L’eterna giovinezza, in queste sale:

-NAPOLI

Med Maxicinema The Space Cinema

Metropolitan

Plaza Multisala

-AFRAGOLA

Happy Maxicinema

-CASORIA

Uci Cinemas

-CASTELLAMMARE DI STABIA

Montil

-NOLA

Multisala Savoia

The Space Cinema Vulcano Buono

-POGGIOMARINO

Multisala Eliseo

-PORTICI

Roma

-POZZUOLI

Drive In Pozzuoli

-SALERNO

San Demetrio

The Space Cinema Salerno

http://theageofadaline.tumblr.com/

adaline

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