Ristorante e sala scommesse al Santuario, il priore: «Siamo in crisi, Aciief con noi è morosa»


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«Sento il dovere, come religioso, come Priore della Comunità dei padri Domenicani e come Rettore del Santuario di Madonna dell’Arco, di rispondere pubblicamente all’articolo pubblicato su diversi giornali, riguardo lo sfratto dell’Aciief, scuola di formazione accreditata dalla Regione Campania per la “Formazione Iniziale”, “Formazione continua”, “Formazione Superiore”, e “Attività rivolte ad utenze speciali” ovvero accreditate sia per attività “Finanziate” con fondi pubblici sia “Autofinanziate” con retta a carico dei singoli utenti e delle Aziende». Così il priore del Santuario di Madonna dell’Arco, padre Alessio Romano, in merito alla denuncia del scuola di formazione che in comunicato stampa aveva segnalato la nascita di un albergo, di ristoranti e sale scommesse all’interno del Santuario.



«Forte delle parole di Papa Francesco (“Dobbiamo dire la verità a noi stessi, anche se non è facile, perché cerchiamo sempre di coprirci”), che pure viene citato nel comunicato dell’Aciief, sento ancora di più il dovere di spiegare come in realtà stanno le cose. L’istituto – spiega il Priore – ha potuto avere in fitto l’ex Orfanotrofio del Santuario in quanto la sua attività ha avuto termine, non per volere dei Padri Domenicani, ma per la legge 149 del 28 marzo 2001 il quale decretò, a partire dal 31 dicembre 2006, la chiusura degli orfanotrofi, trasferendo i minori in comunità di accoglienza, case-famiglia e, dove possibile, presso famiglie affidatarie o adottive. Pertanto, non potendo più utilizzare questa struttura per lo scopo per cui era nata e non potendola tenere chiusa o inutilizzata, poiché i costi di mantenimento e di gestione sono elevati (tali immobili non sono esenti dal pagamento delle tasse comunali e statali), si è ritenuto opportuno metterli a reddito per far fronte ad altre necessità delle opere del Santuario. L’istituto AciiefF aveva locato inizialmente l’intera struttura ma nel 2012, a causa di ristrettezze e difficoltà manifestate all’Amministratore del Santuario, ha chiesto ed ottenuto la riduzione del fitto del 50%, impegnandosi al rilascio del secondo piano della struttura (cosa fino ad oggi non avvenuta). Nello stesso anno, all’Istituto, sono stati abbonati i precedenti fitti non pagati fino a quella data e quale corrispettivo l’Aciief si era impegnata a svolgere dei lavori straordinari tra cui il ripristino del viale di accesso all’Istituto, cosa anch’essa fino ad oggi non avvenuta».

«Inoltre, a partire dall’aprile 2014, l’istituto non ha più corrisposto il canone mensile all’Ente Proprietario dell’immobile, per cui nel mese di marzo gli è stato notificato l’intimazione di sfratto per morosità. Tengo a precisare – continua – che questo atto giudiziario è un atto dovuto a norma di legge, a tutela del locatore, poiché giustizia vuole che gli impegni presi siano rispettati. Questo atto è stato preceduto, da un invito formale con il quale si invitava Aciief a mettersi in regola con i pagamenti. Non essendo questo avvenuto si è proceduto a norma di legge.  Nell’articolo veniamo accusati di dare in gestione i nostri immobili, come ad esempio l’ex Liceo “Padre Gregorio Rocco”, la cui attività è stata interrotta nel 2005 per mancanza di docenti Domenicani, e dunque dato in fitto al Comune di Sant’Anastasia a fini didattici. Nel settembre 2014 il Comune ha comunicato all’Ente che non locherà più i locali del liceo, avendo finito la ristrutturazione degli edifici scolastici di sua proprietà. Pertanto, essendo anche questo immobile non esente dalle tasse al comune e allo stato si è deciso di locarlo ad un istituto privato. Non si comprende perché questa decisione debba essere criticata dall’Aciiefse anch’essa – come si legge nella loro stessa presentazione – essendo un Istituto privato (sebbene per alcune attività accreditato dalla Regione Campania), fa pagare normalmente le rette agli iscritti. È un’accusa chiaramente contraddittoria: se ad Aciief è stato possibile e lecito locare un immobile, perché ad altri Istituti Privati no?».

«Veniamo inoltre accusati di fare “i bottegai” perché l’albergo del pellegrino è stato dato in gestione ad una società esterna. Non credo di dover dare conto di questo all’Aciief: i beni che ci sono stati affidati e che sono frutto della Provvidenza, della generosità dei fedeli e del lavoro dei confratelli che ci hanno preceduto, devono essere messi a frutto, a norma del Diritto e della Dottrina Sociale della Chiesa, per far fronte alle necessità del Santuario e delle sue opere. Ribadisco che gli immobili di proprietà del Santuario, contrariamente a quanto molti pensano, sono tutti soggetti alle tasse comunali e statali, senza alcuno sconto di sorta».

«L’Ente, per far funzionare le sue opere, ha 51 dipendenti che con grande amore e dedizione, pur vivendo in prima persona il difficile momento economico, ci aiutano a mandare avanti il nostro operato. Sono molto amareggiato per l’ultima affermazione che il signor Lanzetta, che non ho mai avuto il piacere di conoscere e non ha mai chiesto di poter parlare con me, scrive a riguardo delle offerte e alla dedizione che i frati domenicani nutrono per la cura delle associazioni dei battenti. Ricordo che le offerte di questi ultimi vengono pubblicate ogni anno e sono note a tutti, e poiché anche i Battenti vivono del loro lavoro e risentono della crisi economica, non portano al Santuario cifre milionarie ma un contributo che per noi è preziosissimo perché il Santuario possa continuare a svolgere le sue opere di carità», conclude il priore.

apertura Hotel Ristorante

 

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