La chiesa attuale fu edificata nel 1301 sul luogo di una precedente chiesetta dove si venerava l’icona della Madonna detta la Bruna, un dipinto su tavola di scuola toscana del XIII secolo esposto nella cappella dietro l’abside. La tradizione racconta che alcuni monaci, fuggendo la persecuzione dei saraceni in Palestina, venendo in Napoli, portarono un’immagine della Madonna da essi venerata sul monte Carmelo, culla del loro ordine. Vi era in Napoli, presso la marina fuori la città, una piccola cappella dedicata a San Nicola che fu concessa ai monaci, che da allora vi si insediarono e collocarono l’immagine della Madonna in un luogo detto “la grotti cella”. Ma il primo documento storico della presenza dei carmelitani a Napoli si ha nel 1268, quando i cronisti del tempo descrivono il luogo del supplizio di Corradino di Svevia nella piazza antistante la chiesa di Santa Maria del Carmine.

In realtà, l’Icona della Vergine Bruna (per il colore della pelle) sembra opera di scuola toscana del XIII secolo. È una tavola rettangolare, alta un metro e larga 80 centimetri. L’immagine è del tipo detto della tenerezza, in cui i volti della Madre e del Figlio sono accostati in espressione di dolce intimità (modello bizantino della Madonna Glykophilousa). Come in ogni icona ne possiamo leggere un messaggio: le aureole dorate e il fondo dell’icona, anch’esso dorato (l’oro simboleggia il colore del sole), indicano la santità della Madre e del Figlio; il colore azzurro-verde (colore dell’acqua marina, simbolo della fertilità) del manto della Madonna ricorda il valore della sua maternità divina; il colore rosso (simbolo dell’amore) della tunica sotto il manto e della quale una parte copre il bambino, indica il forte amore che unisce la Madre al Figlio; la stella con coda pendula del manto è segno della sua verginità; la tunica color pelle di pecora del bambino ci ricorda che egli è l’Agnello di Dio; la mano sinistra della Madonna, che stringe in braccio il Figlio è segno di tenerezza. La mano destra, in risposta alla supplica: “Mostraci il frutto del tuo grembo, Gesù…”, indica: “Ecco la via, la verità e la vita”. I volti della Madre e del Bambino sono accostati in espressione di tenerezza.

Nel 1500 in occasione dell’Anno Santo la confraternita dei Cuoiai portò a Roma in processione il crocifisso (che si trova ancora nel transetto laterale) e la Madonna Bruna. Numerosi miracoli si verificarono nel corso del pellegrinaggio; l’immagine rimase per tre giorni nella basilica di San Pietro in Vaticano, durante i quali, sparsasi la fama dei suoi prodigi in Roma, tutti i fedeli furono attirati ad essa, tanto che il papa Alessandro VI, temendo che il fervore dei fedeli si attenuasse nella visita delle basiliche, ne ordinò il rientro a Napoli. L’icona della Madonna che prima del pellegrinaggio era in un luogo detto “la grotti cella” fu spostata sull’altare maggiore e successivamente posta in una icona di marmo, con figure di profeti, opera attribuita ai fratelli Malvito che operarono a Napoli tra il 1498 ed il 1524. Dopo eventi così sorprendenti, Federico d’Aragona, il quale reggeva la città di Napoli, ordinò che per il 24 giugno, giorno di mercoledì, tutti i malati del regno si portassero al Carmine per implorare dal cielo, la sospirata salute. Infatti, nel giorno stabilito, alla presenza dei sovrani e del popolo, durante la consacrazione, un raggio di vivissima luce si posava contemporaneamente sull’Icona della Bruna e sopra gli infermi, i quali in un istante furono guariti o videro alleviati i loro mali.

Da allora si scelse il mercoledì come giorno da dedicare tutto alla Madonna Bruna, e ancora oggi, dopo 500 anni, numerosi fedeli vengono in pellegrinaggio da ogni parte della città e della provincia, per deporre ai piedi della Mamma d’o Carmene un fiore, una preghiera, un ringraziamento. La basilica santuario del Carmine Maggiore è una delle più grandi basiliche di Napoli. Risalente al XIII secolo, è oggi un esempio unico del Barocco napoletano; si erge in piazza Carmine a Napoli, in quella che un tempo formava un tutt’uno con la piazza del Mercato, teatro dei più importanti avvenimenti della storia napoletana. Il popolo napoletano ha l’abitudine di usare l’esclamazione “Mamma d’o Carmene”, proprio per indicare lo stretto legame con la Madonna Bruna. Ogni anno, il 16 luglio, in occasione della festa della Madonna del Carmine il campanile della chiesa, che con i suoi 75 metri è il più alto della città, è illusionisticamente incendiato da un gioco di fuochi d’artificio. Il fuoco si spenge solo all’arrivo dell’immagine della Madonna del Carmine. In origine al posto del campanile c’era un finto castello costruito dai pescivendoli di Marina che rievocavano la vittoria dei cristiani contro i turchi nella battaglia della Goletta. Dopo la rivolta di Masaniello, avvenuta proprio durante la festa, il governo decise di eliminare l’assalto al castello, temendo altre insurrezioni popolari. Dopo le tristi vicende dell’ultima guerra , che spopolò l’intero Rione Mercato , un’altra data storica risvegliò nel cuore dei devoti napoletani la devozione alla Madonna del Carmine Maggiore: il 21 luglio 1951. In ricorrenza del VII Centenario dello Scapolare , l’immagine della Vergine “Bruna”, nuovamente rimossa dal suo trono , iniziò il suo “Pellegrinaggio” e attraversando tutta la Città , sostò nelle Chiese di tutti i Rioni di Napoli in un tripudio di fede e di amore .

Ancora oggi il Santuario della Madonna del Carmine Maggiore , insigne monumento di storia religiosa e civile , rimane il centro di devozione mariana di tutta Napoli. Giovanni Paolo II, durante un suo discorso il 10 febbraio 1991, ha detto con orgoglio, mostrandolo: «Io lo scapolare della Madonna del Carmelo lo porto fin da bambino». Nei giorni successivi all’attentato in Piazza San Pietro Pietro, (13 Maggio 1991 alle ore 17,17) il Papa ha mandato  a chiedere ai Padri Carmelitani della nostra chiesa  della Madonna del Carmelo in Traspontina a Roma, un nuovo scapolare, perché quello che già indossava si era macchiato di sangue. Il giorno dopo ha inviato un mazzo di rose alla Madonna.

carmine maggiore