Bastano “Uno, anzi due” sorrisi per combattere la crisi


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Sfortune varie del cittadino qualunque d’oggi: dalla perdita del caro padre, alla vendita del bar di famiglia, dalla copertura dei debiti lasciati dall’estinto, all’organizzazione del matrimonio del figlio. La soluzione, paradossalmente, rimane quella più semplice: sorridere alla vita.



One Man Movie. Così potremmo catalogare il divertente e riuscito Uno anzi due, pellicola diretta dall’esordiente (sul grande schermo) Francesco Pavolini. Ma il One Man è sicuramente l’irresistibile comico Maurizio Battista, non alla sua prima esperienza al cinema e noto per i suoi spassosi spettacoli teatrali e sketch televisivi (nella trasmissione Colorado, ad esempio), incentrati sulla romanità più schietta in assoluto. Questa volta l’attore romano (che qui collabora alla sceneggiatura) riesce a modellare sul suo personaggio (e su quello della sua spalla) una storia non propriamente originalissima e scritta forse in modo un po’ sconclusionato (con alcuni sbalzi temporali e narrativi a volte non propriamente lineari), ma che ha dei ritmi interessanti, riuscendo a tenere accesa l’attenzione dello spettatore e soprattutto i suoi sorrisi. Merito sicuramente anche della spalla di Battista (in effetti, un po’ come Totò e Peppino De Filippo, cambiano ruolo continuamente, diventando l’uno la spalla dell’altro), la bravissima Paola Tiziana Cruciani, scuola Proietti (e si vede), che con il comico romano riesce a creare una coppia scoppiettante, che poggia sulle proprie spalle l’intera vicenda: l’uno ha bisogno dell’altro in maniera uguale, in perfetta simbiosi attoriale, formando un unico, spassosissimo e romanesco “corpo comico”. Il teatro è, ovviamente, percorso comune di entrambi e la loro esperienza e potenza espressiva, grazie al dialetto romano, riesce a strappare tantissimi sorrisi. La loro performance riesce ad alzare notevolmente il livello della pellicola, costellata di mille personaggi minori, che, anche se ben impersonati (alcuni forse alle prime esperienze davanti la macchina da presa, altri comunque bravi in qualche breve siparietto), diventano un po’ confusionari, lasciando troppo in disparte la costruzione stessa dei caratteri. Restano interessanti comunque alcuni camei, come quello di Claudia Pandolfi nei panni della scapestrata sorella del protagonista o il simpatico Mago Silvan, nei panni di un prete smemorato o Ernesto Mahieux, che ci regala, con classe e ironia, la maschera di un proprietario di casa amante del denaro (e non solo). Da applausi la piccola performance di Ninetto Davoli, che, nonostante le poche battute, regala emozioni e sorrisi convincenti. Uno anzi due resta un film comunque molto divertente, con momenti strepitosi (la cena nel ristorante stellato è da applausi) e una regia che, grazie all’ottima esperienza televisiva del regista (con I Cesaroni, La squadra o Incantesimo), regala sveltezza e ritmo, coadiuvata da una direzione della fotografia (a cura di Fabrizio Lucci, a lavoro anche in Tutta colpa di Freud) che riesce a ricamare emozioni e drammi in maniera precisa e, infine, una colonna sonora molto simpatica e originale (sotto la guida attenta di Gianluca Misiti), che rivisita, in base alla situazione emotiva/narrativa/metaforica dei personaggi un grande classico come Cha cha cha della segretaria. Comparsata finale della star del web soprannominato “Mustapha”, che riesce a vendere un “taglia tutto” antistress facendoci sorridere molto più di tanti scontati e strapagatissimi comici. Alla fine, è proprio vero, per combattere i mali della vita basta davvero un sorriso… anzi forse meglio due.

Peccato che la pellicola, nonostante l’ottima riuscita, sia già fuori dalle sale. Motivo in più per recuperarla appena possibile.

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