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Materdomini, storia millenaria: il soldato Salvo ed i pellegrinaggi dal Vesuviano e dal Nolano

Materdomini è uno dei più antichi Santuari mariani della Campania. Vanta un migliaio di anni di storia sia per il discorso strettamente religioso, sia quello rigorosamente storiografico. Sorse tra il 1168 e il 1172 sul posto di una precedente chiesetta, per opera dell’abate benedettino Pietro Ferrara, guerriero convertitosi e datosi alla Vergine col nome di Pietro De Regina. Ebbe, con l’annesso monastero, molte donazioni e privilegi da sovrani e principi. Fu trasformato in commenda nel 1446; nel 1631 i Benedettini furono sostituiti dai Basiliani, i quali lo tennero fino alla soppressione del 1809.

I Borboni lo affidarono (1827) ai Francescani, che con alterne vicende (seconda soppressione nel 1861) ancora lo custodiscono. Nel 1771-96 la chiesa fu rifatta da Nicola Schioppa; danneggiata per lo scoppio di un carro di munizioni nel 1943, fu restaurata nel 1947. Nell’ampio interno: nel soffitto, dipinti di Giacinto Diano (1775); in un tempietto ricco di marmi, è custodita l’immagine della Madonna col Bambino, bizantineggiante; nella cappella del Rosario, Madonna del Rosario, di Francesco Guarini (1645); degna di segnalazione anche una tavola con la Pentecoste di tale Laurensi Smeraldi Siamo intorno all’anno mille e la nostra è la storia di una contadina, un soldato e un ricco condottiero. La donna si recava sempre molto presto al lavoro dei campi e soleva addormentarsi all’ombra di una grande quercia prima di riprendere le sue faccende. Un giorno si stancò tanto che subito si addormentò in un sonno così profondo che, benché fosse ancora giorno, cominciò a sognare. Le apparve una donna meravigliosa col viso dolce e sereno. Subito riconobbe in lei la Madonna che le disse: “Proprio sotto la quercia dove riposi, troverai un immagine di me. Scava e fa che essa ritorni alla luce!”. La contadina, al risveglio, si ricordò perfettamente del sogno, ma ne parlò solo col marito che le consigliò di tacere e di non farne parola con nessuno. Qualche tempo dopo il sogno si ripeté, ma stavolta le apparve un uomo che le disse: “Ubbidisci alla Santa Vergine. Fa quel che ti ha chiesto senza perder tempo!”.

La valle della nostra storia era dominata da un monte chiamato Solaro che, si diceva, fosse abitato da un serpente mostruoso, vero e proprio terrore degli abitanti del luogo. Un giorno un soldato di Roccapiemonte, mentre era tenuto prigioniero in una fortezza proprio sul monte di cui parliamo, riuscì a fuggire e corse nella boscaglia col cuore in gola per non farsi riacciuffare. Sarà stata paura di essere preso o il desiderio di libertà, ma nessuno degli inseguitori poté tenergli il passo e fu così che li seminò. Ebbe appena il tempo di riprender fiato appoggiato ad un albero che gli si parò dinanzi il serpente mostruoso. L’uomo non si perse d’animo, raccolse in un attimo le forze che gli rimanevano ed invocò a gran voce la Madonna. Gli si gelò il sangue quando avvertì sul viso il respiro caldo del mostro ormai vicino. Sguainò la spada tenendolo d’occhio e con la mano ferma gli trafisse il cuore. Grande fu la gioia del popolo finalmente liberato dalla paura. Il soldato, acclamato da tutti, venne, da allora in poi, chiamato Salvo.

Dopo questo evento così importante, la gente si ricordò del sogno della contadina e tutti cominciarono a scavare speranzosi. Ma ben presto lo scoramento e la delusione fecero breccia nei loro cuori perché le ricerche furono vane. Seguì un periodo buio e triste: nella valle apparvero i segni della peste e molti fuggirono impauriti in altri luoghi. Ma il sogno ritornò e con esso la speranza. Si riprese a scavare e stavolta il popolo ebbe la sua “icona”. Era il 1160 o giù di lì quando un condottiero, dopo anni di guerre ed avventure, fu folgorato dalla grazia e, ribattezzatosi Pietro de Regina, dedicò la sua vita alla Regina di Materdomini.La devozione per la Sacra Immagine, alimentata da numerosi miracoli, (resurrezione di morti, guarigioni di ciechi e liberazioni di ossessi), crebbe rapidamente. I molti si unirono a lui per edificare un grande tempio intorno alla chiesa originale che già conteneva l’icona.

Vennero così, nel tempo, l’abbazia, l’ospedale, il lavoro e la bonifica della terre, la raccolta e la diffusione del sapere e opere di bene per i poveri. Così ancora oggi, ogni 14 di agosto, la gente ricorda la potente Signora di Materdomini e con lei una contadina, un soldato e un condottiero.

I pellegrini vi giungevano dai più lontani centri del Nolano, del Torrese, del Napoletano, del Salernitano e dell’Avellinese, a piedi nudi o su carretti, carrozze ed altri mezzi di locomozione; gli animali e i veicoli venivano riccamente addobbati con fiori di carta, pennacchi, nastri, fiocchi ed un quadro dell’immagine della Madonna. A Materdomini i pellegrini, che percorrevano la strada scalzi e le donne portanti sul capo ex voto costituito da pesanti ceri poggiati su un drappo, giungevano alle prime ore della sera del 14 agosto e per tutta la notte, cantavano inni sacri popolari e recitavano numerosi rosari. Appena giunti si entrava nel santuario per un saluto a Maria riverente e commosso; non erano poche le donne che dall’ingresso della chiesa, giungevano fino all’altare con la lingua per terra; altre camminavano sulle ginocchia; altre, strisciando distese per terra, invocavano l’intervento di Maria.

All’altare, deposti i ceri e un’offerta in danaro, sostavano lungamente in preghiera. Il mattino dopo, all’albeggiare, cominciavano le messe e verso le 12, dopo una breve processione in chiesa, i pellegrini prendevano la via del ritorno. Attualmente la Sacra Icona è conservata in un armonioso tempietto di porfido e di marmi policromi, opera di un’artista napoletano (1641). Il Tempietto è collocato, a metà della navata centrale della splendida Basilica. La festa del Santuario si svolge nel mese di agosto e culmina la notte del 14, durante la quale ancora oggi i pellegrini giunti da tutti i paesi vicini anche carri con raffigurante l’icona della Madonna di Materdomini addobbati a festa come tanti anni or sono, si raccolgono nella chiesa o sul piazzale antistante per la recita del rosario.  Nel maggio del 1923 papa Pio XI ha elevato il santuario al rango di basilica minore.

 

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