«Con il sacrificio di Pasquale Prisco, si è riusciti a consegnare alla giustizia una coppia di malviventi che, sfruttando sciaguratamente l’appartenenza all’Arma dei Carabinieri (istituzione verso la quale ribadiamo la nostra stima), avrebbe potuto commettere delitti e azioni criminali su tutto il territorio nazionale, alla stessa stregua della cosiddetta banda della Uno Bianca». È quanto dichiarano gli avvocati Luca Capasso e Antonio Tomeo, legali della famiglia Prisco, parte offesa nella rapina avvenuta mercoledì scorso ad Ottaviano, culminata con la morte dell’imprenditore di 28 anni Pasquale Prisco.

Nella colluttazione avvenuta al termine di un inseguimento sulla strada statale 268, Pasquale Prisco, uno dei titolari di fatto del supermercato Etè, è stato colpito a morte da alcuni colpi di pistola all’addome sparati con la pistola di Jacomo Nicchetto, uno dei due ex carabinieri-banditi. Lo scorso venerdì, il gip del tribunale di Nocera Superiore (Salerno) ha convalidato il fermo dei due carabinieri, subito sospesi dal servizio – Claudio Vitale, 41 anni, di Cercola (Napoli), e Jacomo Nicchetto, 33 anni, di Chioggia (Venezia) – per le accuse di omicidio, tentato omicidio plurimo e rapina aggravata.

268 far west