Italiano medio: molto meno di un trailer


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Il povero Giulio Verme è un convinto sostenitore dell’anti-spreco. Disperato dai continui soprusi giornalieri, accetta di prendere una pillola datagli da un suo vecchio amico e che mette in moto solo il due per cento delle facoltà mentali, trasformando Verme in un perfetto Italiano Medio.



Si diverte Marcello Macchia, alias Maccio Capatonda, alias ecc. ecc., nel presentarci il suo primo lungometraggio Italiano Medio, da lui anche scritto, sceneggiato e montato. Il problema di film come questi, purtroppo, è il loro ancoramento a modelli piccoli per essere sviluppati con successo. Si pensi al destino subìto da Cetto La Qualunque, nella serie di pellicole dedicategli da Antonio Albanese, dove il personaggio televisivo, che fondamentalmente aveva battute precise e identici tempi comici in ogni sketch, si trova in difficoltà nel dover sviluppare un film intero sul proprio ruolo. La stessa cosa accade in Italiano Medio, solo che qui il meccanismo è (quasi o volontariamente e questo lo spettatore se lo chiede fino alla fine della pellicola) inverso e si innesca (purtroppo) il gioco dell’autocitazione continua e a tratti sconclusionata. Se il tentativo era trarre un film da un (non) fake trailer, il tentativo non è riuscitissimo; ma se l’obiettivo era fare auto satira al film stesso (e ci spiegheremo più avanti), il traguardo è raggiunto. Certo è che con la sua comicità demenzial-surreale, Macchia, a suon di piccoli video/serie su You Tube e programmi televisivi di successo, ha conquistato i fan di tutta Italia, piano, piano, proprio come la formica che lentamente mette da parte una briciola dopo l’altra e i due milioni di euro incassati nel primo weekend di programmazione, la dicono lunga sulla sua potenza “attrattiva” al cinema. Dipende, però, da cosa si aspettassero gli spettatori. Perché i fan, quelli sì, sono stati accontentati. Ma chi si approccia, per la prima volta, al mondo demenziale del creatore di Padre Maronno (tanto per citare uno dei suoi personaggi), trova non poche difficoltà ad entrare nelle innumerevoli strade comiche e (auto) citazioniste del regista. Quest’ultimo (portando a casa qualche punto positivo), complice anche il lavoro al montaggio effettuato di propria mano, riesce a creare un ritmo e uno stile quasi da videoclip, e (forse siamo troppo scontati), da trailer. Sono loro gli artefici del successo capatondiano e che si riflettono (citati nei dialoghi o inscenati letteralmente) nell’intera pellicola, a partire dai primi realizzati per i programmi della Gialappa’s (Mobbasta, Sossoldi, Mobbasta veramente però) insieme alle strampalate interviste targate Unreal Tv e Jerry Polemica (per programmi come Lo Zoo di 105) o personaggi che risentono molto dell’influsso della serie Mario, in onda su MTV. Ma ammettiamolo: il troppo (ripetere) col tempo stanca. Se la vena di Macchia è quella di autocitarsi in continuazione e usare, fino allo stremo, la comicità legata alla parola e ad errori linguistici e grammaticali (che risentono molto anche della comicità di un altro campione d’incassi, Checco Zalone e che a loro volta sono figli di una comicità ancor di più meno recente), la cosa non può avere la durata di un lungometraggio, ma, effettivamente, solo quella di un trailer. Il gruppo di attori sono quelli legati da anni al progetto di comicità dell’autore di Mario che risentono molto della loro espressività amatoriale e stucchevole, volta ad enfatizzare (nei trailer) situazioni paradossali, ma nel contesto del lungometraggio mostrando tutta la loro inadeguatezza. Colpa anche di una sceneggiatura, come già accennato, che risente troppo dell’autocitazione e della continua ricerca dell’errore linguistico per scatenare il sorriso: sembra che il regista, che nei suoi lavori precedenti aveva puntato a criticare i prodotti della televisione commerciale, sia caduto nella sua stessa trappola, realizzando un prodotto prevedibilissimo e (sfortunatamente) troppo commerciale. Il meccanismo narrativo probabilmente spinge al non-sense estremo, visto che non c’è un minimo di sviluppo psicologico e/o narrativo dei personaggi, ma torna il dubbio che questa non sia un’altra operazione satira firmata Maccio Capatonda. Insomma fare ironia su un film fatto male, per dimostrare quanto siamo caduti in basso. Se invece il tentativo è quello di fare critica alla società (media) italiana facendo satira (male) su tutti i suoi difetti, il tentativo è davvero di bassa lega, perché di questi prodotti ne abbiamo visti a centinaia. Interessante il lavoro svolto alla fotografia di Massimo Schiavon e i camei (almeno quelli convincenti) di Raul Cremona e Nino Frassica (altri due artisti ai quali Macchia, sicuramente, si ispira). I trailer di Maccio sono tantissimi e speriamo che non decida di fare un film su ognuno di loro.

 

Potrete vedere Italiano Medio in queste sale:

-NAPOLI

Med Maxicinema The Space Cinema

Metropolitan

-AFRAGOLA

Happy Maxicinema

-CASTELLAMMARE DI STABIA

Complesso Stabia Hall

-SALERNO

The Space Cinema Salerno

-PONTECAGNANO

Duel Village

-SCAFATI

Odeon

italianomedio

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