Pasquale Barra è morto verso le 20 di ieri nella sua cella nel carcere di Ferrara. Aveva problemi cardiaci e già alcune settimane fa, a quanto si è appreso, era stato ricoverato in ospedale. «L’intervento degli agenti della polizia penitenziaria è stato immediato ed è stato subito chiamato il medico del carcere e attivato il 118, ma i soccorsi sono stati inutili», ha riferito Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto del sindacato Sappe.

Barra, nel corso degli anni, è stato soprannominato in più modi. Da ragazzo era chiamato “’o studente” perché allievo di Cutolo detto “’o professore”. Divenne poi “’o animale” per poi prendere il nome anche di “boia delle carceri” proprio per una serie di omicidi commessi anche dietro le sbarre. Nato ad Ottaviano, paese di Cutolo, è ricordato soprattutto per l’omicidio di Francis Turatello, criminale milanese massacrato con 40 coltellate nel carcere Badu ‘e Carros di Nuoro il 17 agosto 1981 e il cui cadavere fu poi brutalmente profanato. Barra, dopo numerosi omicidi e la rissa scoppiata nel carcere di Poggioreale a Napoli il 23 novembre del 1980, quando in città si verificò una violenta scossa di terremoto, nel 1983 decise di collaborare con la giustizia e accusò, ingiustamente, di traffico di droga, il giornalista Enzo Tortora.

Accuse che, però, da lui non furono mai confermate in Tribunale. Le sue rivelazioni permisero il blitz del 17 giugno 1983 in cui furono arrestai 850 presunti affiliati della Nco.

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