da Marianna Bifulco, figlia di Enrico, riceviamo e volentieri pubblichiamo.

Scrivo queste parole a tutti i giornali riguardo l’articolo sull’arresto di mio padre Enrico Bifulco, specifico residente a Torre Melissa da più di 20 anni abitando da diversi anni di fronte alla caserma dei carabinieri. Leggo con immenso dispiacere parole “pesanti” che non corrispondono assolutamente alla realtà dei fatti. Spiego subito le motivazioni: Enrico Bifulco non era latitante, conduceva un tenore di vita normale. Infatti, è stato fermato sotto alla sua abitazione al rientro da un’uscita per commissioni insieme al figlio (non sulla Statale 106) e non mentre stava andando a far visita a parenti dato che stavo rientrando semplicemente a casa sua dove lo aspettava la moglie.

È stato invitato dai carabinieri di Torre Melissa a recarsi in caserma. Gli stessi carabinieri gli hanno notificato un mandato di cattura da parte della Dda di Salerno che risaliva al 17 novembre 2014. Non mi spiego come una persona può stare a casa sua e ripeto, condurre una vita normalissima e non essere al corrente di questo visto che né lui e né noi familiari abbiamo ricevuto alcun mandato. Lui è stato rilasciato il 31 ottobre 2014 e da quel giorno non si è mai mosso da Torre Melissa e gli stessi carabinieri l’hanno visto.

Voglio anche precisare che si è parlato di rapina che nei campi d’accusa non esiste. Aggiungo che non ci sono beni confiscati visto che noi familiari conduciamo una vita modesta e lavoriamo onestamente tutti i giorni.

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