Un giovane cowboy texano decide di arruolarsi nel corpo speciale dei Navy Seals per combattere i terroristi. Diventerà uno sei migliori cecchini della storia d’America, partecipando a 4 missioni e guadagnandosi il soprannome di “Leggenda”. Ma la guerra non ferisce solo i corpi.

(Auto)Biografia e dramma, guerra e patriottismo, famiglia e religione. E potremmo continuare (positivamente) all’infinito nell’elencare le parole chiave di American Sniper, nuovo e bellissimo film di Clint Eastwood. E qualcosa significheranno le sei nomination agli Oscar di quest’anno, tra cui Migliore Regia e Migliore Attore Protagonista. Due punti, questi ultimi, da cui si può partire per l’analisi (ovviamente non esaustiva, vista l’enorme mole di riflessioni che si sviluppano dalla visione) del nuovo lavoro del regista di Mystic River. Riflessioni che si spingono nel profondo dei principi fondamentali della psiche umana, dei rapporti interpersonali, delle concezioni di Bene e Male, Giusto e Sbagliato; dall’altro lato, invece, spunti che tirano in ballo le stesse tecniche fondamentali della regia, soprattutto del Visto/Non visto, Campo/Fuoricampo. Clint Eastwood firma una pellicola che si dipana lentamente nella mente dello spettatore, un film che, come il suo granitico protagonista, cresce di portata giorno dopo giorno, acquistando, ad ogni interrogativo (e possibili nuove visioni), nuove e profonde metafore. Bradley Cooper nei panni del protagonista Chris Kyle (e attenzione, il caso ha voluto che il suo nome sia diminutivo di Christopher, a pensarci nome molto biblico), in questo senso è perfetto. L’attore statunitense centra un altro ruolo eccellente dopo Il lato positivo delle cose e (con lo stesso regista) American Hustle e (cambiando totalmente registro) l’esilarante Una notte da leoni 3. Eastwood, grazie alla strepitosa prova attoriale di Cooper (entrambi tra l’altro sono produttori della pellicola), punta non tanto a mostrare “ancora” la guerra, come molte pellicole già hanno fatto in passato (e di questo accenneremo a breve), ma a delineare un percorso sul “perché” (più mentale forse che fisico, almeno nel “corpo” del popolo americano) di una guerra, la trasformazione mentale che un conflitto improvviso e violento come quello in Iraq può portare nelle coscienze e nelle personalità di milioni di statunitensi e soprattutto di chi la guerra la vive “giorno dopo giorno”. Il suo obiettivo non è il virtuosismo registico, ma, come in quasi tutte le sue pellicole, accompagnare lo sguardo spettatoriale verso il “puro” messaggio, educandolo, narrando lentamente, quasi in maniera elementare (nel senso positivo del termine). In questo senso American Sniper si iscrive in un ipotetico triangolo bellico con Redacted di Brian De Palma e The Hurt Locker di Kathryn Bigelow (e se vogliamo in ombra inseriamo anche Black Hawk Down di Ridley Scott, per alcune tematiche e sequenze narrative). E se lo spunto, del primo film citato, è quello della ripresa all’interno del mirino del fucile di precisione, quest’ultima è solo una pretesa per enfatizzare il discorso (molto ampio e difficilmente racchiudibile in poche righe) di campo/controcampo/fuoricampo. Il meccanismo che si innesca tra spettatore e protagonista è quello del voyeurismo estremo, concentrato in una estetica da (pseudo)videogame e della tematica del riflesso/specchio. Io guardo il Male e ve lo mostro, ma siamo sicuri che sia davvero così? Il personaggio (vero, il soggetto è tratto dal libro American Sniper, scritto proprio da Chris Kyle con l’ausilio di Scott McEwen e Jim DeFelice) di Cooper diventa una sorta di super eroe contemporaneo, una sorta di Occhio di Falco bellico, che non sbaglia un colpo, che ha una precisa missione di vita (e guerra). Per lui non esiste il “come”, esiste il “perché”. Il suo stesso soprannome “leggenda” incarna alla perfezione quell’aura di “presunta” esistenza che nascondono i racconti orali (e qui si aprirebbe un percorso sulla autobiografia della pellicola, dove Eastwood “leggenda” del western, presenta un personaggio proprio come un cowboy, dagli occhi azzurrissimi, che gira su una Ford e che invece di muovere il sigaro da labbro a labbro, rimane impassibile, con il suo mento e mascella leggermente spostate). Altre due componenti, infine, dobbiamo segnalare, per la loro centralità: l’eccellente lavoro effettuato al suono (meccanismo innescante di attrito, componente significativa del déjà vu, ponte di collegamento tra passato e presente [forse futuro], tra finzione e realtà, tra orrore e sentimento) e quello effettuato alla fotografia dal fidato di Eastwood, Tom Stern (la Luce forse invece di mostrare nasconde e il buio fa viceversa, evocativa in questo senso la sequenze della tempesta di sabbia, una delle più belle della pellicola, per impatto visivo ed emotivo). La rinascita dell’eroe eastwoodiano parte da una tempesta di sabbia, sorta di (nuova) creazione nel caos babelico dell’assurdità della guerra. Che capolavoro American Sniper, un immenso ritratto di una intera Nazione incarnata in due (precisi e mortali) occhi color ghiaccio.

Potrete vedere American Sniper in queste sale:

-NAPOLI

Med Maxicinema The Space Cinema

Metropolitan

Modernissimo

Plaza Multisala

Vittoria

-AFRAGOLA

Happy Maxicinema

-CASALNUOVO

Magic Vision

-CASORIA

Uci Cinemas

-FORIO D’ISCHIA

Delle Vittorie

-NOLA

The Space Cinema Vulcano Buono

-POGGIOMARINO

Multisala Eliseo

-POZZUOLI

Drive In Pozzuoli

-TORRE ANNUNZIATA

Politeama

-TORRE DEL GRECO

Multisala Corallo

-SALERNO

The Space Cinema Salerno

americans