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Massacro di camorra nel bar di Terzigno: 7 arresti per l’omicidio dei fratelli Manzo

Sette persone ritenute affiliate ai gruppi camorristici Ascione-Papale e Birra-Iacomino, attivi nel comune di Ercolano sono state arrestare dai carabinieri di Torre del Greco nell’ambito di una inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. I sette arrestati, nei confronti dei quali è stata eseguita un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, sono accusati di numerosi omicidi premeditati con aggravante delle finalità mafiose. Gli omicidi rientrano nella faida tra i due gruppi camorristici, per la gestione delle attività criminose sul territorio, che ha insanguinato per anni con decine di morti le strade dei più importanti comuni vesuviani.

E gli arresti riguardano anche l’agguato oggetto delle indagini della direzione distrettuale antimafia partenopea e che fu perpetrato il 10 febbraio 2007 all’interno del bar “Maemi” di Terzigno. A rimanere uccisi furono i fratelli Marco e Maurizio Manzo, di 39 e 32 anni, esponenti di spicco degli Ascione-Papale. Il duplice omicidio era stato organizzato, secondo quanto emerso dalle investigazioni, per vendetta dai vertici dei Birra-Iacomino d’accordo con i Gionta che avevano fornito un gruppo di fuoco per vendicare l’omicidio di un affiliato, Giuseppe Infante, cognato di Giovanni Birra, ucciso il 28 giugno 2001.

Le indagini della Dda partenopea hanno consentito di acquisire inoltre gravi indizi di responsabilità a carico di mandanti ed esecutori dell’omicidio di Nicodemo Acampora, affiliato al clan Ascione, trucidato a Ercolano il 3 giugno 2001, e di tre omicidi avvenuti negli ultimi mesi dell’anno 2007 ai danni di affiliati al clan Birra-Iacomino: Vincenzo Scognamiglio, Vincenzo Abbate e Salvatore Madonna. I quattro episodi, ricostruiti attraverso il contributo di collaboratori di giustizia e l’uso di intercettazioni video-ambientali dei colloqui in carcere dei soggetti coinvolti negli agguati, rientrano tutti nella guerra di camorra che ha visto per anni militarmente contrapposte le cosche degli Ascione-Papale e dei Birra-Iacomino, una delle faide più lunghe e sanguinose nel panorama criminale della provincia di Napoli. L’ordinanza relativa all’omicidio di Acampora, assassinato mentre si trovava in una cabina telefonica nel pieno centro di Ercolano poiché sospettato di fornire al clan Ascione informazioni sui movimenti degli affiliati alla cosca rivale, evidenzia la partecipazione dei mandanti (Costantino Iacomino, Giovanni Birra e Stefano Zeno), degli esecutori materiali del delitto (Agostino Scarrone e Pasquale Genovese) nonché degli addetti all’organizzazione e alla segnalazione della posizione della vittima (Ciro Stavolo e Francesco Sannino).

Con una seconda ordinanza si ricostruisce il contesto in cui maturarono gli omicidi di Scognamiglio, Abbate e Madonna attraverso il racconto dell’esecutore materiale, Salvatore Fiore, oggi collaboratore di giustizia e allora responsabile di una vera e propria “mattanza” nei confronti di affiliati al clan Birra-Iacomino su mandato dei vertici della cosca, Natale Dantese e Mario Papale, entrambi raggiunti dall’ordinanza. Vincenzo Scognamiglio fu ucciso il 2 settembre 2007, colpito alle spalle in via Fossogrande a Ercolano; Vincenzo Abbate venne assassinato il 28 settembre 2007, in piazza Pugliano a Ercolano, dopo aver accompagnato il figlio a scuola; Salvatore Madonna venne invece trucidato il 15 dicembre 2007 in via Pugliano davanti alla propria abitazione. Nelle indagini attivate subito dopo l’ultimo omicidio, i carabinieri trovarono e sequestrarono nella casa di Dantese, una piantina che riproduceva uno dei luoghi dove Madonna doveva essere ucciso.

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