C’è una persona molto conosciuta nella città mariana che con la sua denuncia ha consentito, insieme agli altri, di fare scattare le indagini sul cimitero di Pompei: un’inchiesta che ha scoperchiato un giro enorme di illegalità a sprezzo dei defunti, portando a numerose misure cautelari.

L’uomo perse il figlio anni fa in un incidente, una morte che scosse l’intera città del Santuario. A riportare la sua testimonianza contenuta nell’ordinanza degli arresti è il quotidiano “Roma”: “Nella notte tra il 31 agosto il primo settembre del 2009, mio figlio Alfredo di anni 33 decedeva a seguito di un incidente stradale avvenuto nel comune di Torre del Greco. Lo stesso incidente causava la morte anche di un suo amico di nome Luigi M., di anni 26. Come di consueto dopo i funerali la salma di mio figlio è stata deposta nel cimitero di Pompei. Come da prassi dopo cinque anni la salma deve essere riesumata e adagiata in un eventuale cappella o loculo”.

«Ma questo padre distrutto dal dolore – scrive “Il Roma” -non possiede un loculo e allora, su indicazione di familiari che avevano già seguito la prassi, si reca al cimitero per comprarlo. L’uomo aveva già versato 2mila euro per comprare il loculo a mezzo di bonifico bancario. Solo che “quei loculi” non sono stati ancora costruiti. Allora, preso dall’ansia di “sistemare i resti del figlio” chiede di comprarne uno “libero”». Va al cimitero e racconta: “Ho chiesto al dipendente comunale la possibilità di comprare un loculo e lui mi ha confermato che era possibile previo pagamento di euro 3mila con rilascio di attestazione di acquisto… Ricordo che al momento della consegna dei 3mila euro in contanti, l’impiegato ha riposto la somma in un cassetto della scrivania dove sedeva e contestualmente sul foglio della mappatura veniva evidenziato il loculo a me assegnato”.

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