Dopo l’uccisione del drago Smaug, la roccaforte conquistata dai nani diventa una succulenta preda per tutte le forze delle Terre di Mezzo, cattive o buone che siano, per le sue ricchezze e la sua posizione strategica. Il Male serpeggia la conquista della montagna, ma cinque armate sono pronte a fronteggiarlo. Amori, amicizie e battaglie daranno vita a una guerra all’ultimo sangue, sotto l’ombra di un unico, potentissimo, Anello.

Su questa rubrica partì il nostro viaggio nella Terra di Mezzo, nel 2012, quando le sale furono invase da Un viaggio inaspettato, primo film dedicato a Lo Hobbit – Andata e ritorno, interessante volume dell’enorme produzione letteraria del geniale J.R.R. Tolkien. L’anno dopo fu la volta di La desolazione di Smaug, sorta di anello (passateci il gioco di parole) di congiunzione tra il primo e l’ultimo episodio, che è finalmente arrivato anche sugli schermi nostrani, col titolo La battaglia delle cinque armate. C’è chi tirerà un sospiro di sollievo per questo ultimo film targato Peter Jackson e dedicato alla saga di Tolkien; c’è chi, invece, ne vorrà ancora e ancora e ancora. Già perché se La desolazione di Smaug, era davvero un film poco riuscito e (visto col senno di poi) creato apposta (azzardiamo la parola “inutile”), questo nuovo capitolo accontenta tutti, fan e non. I temi (l’amore per la Natura e la sua enorme influenza sui destini dell’umanità, la potenza dell’Amicizia e la sua forza aggregatrice/distruttrice, l’eterna lotta tra forze del Bene e del Male, Bianco vs. Nero) e le ambientazioni dello scrittore britannico ci sono tutti; i personaggi anche, incastrati in trame che solo Jackson sa come è riuscito a incastrare, tra strani paradossi temporali, battaglie epiche svolte in più punti, ruoli lasciati al dimenticatoio e una sceneggiatura che, forse, poteva (e doveva) ambire a qualcosa di più. Ma la bellezza della cinematografia jacksoniana (e ormai ci abbiamo fatto il callo) non sta solo nella bravura narrativa con la macchina da presa (potenza “ammaliatrice” che ben pochi registi conservano ancora al giorno d’oggi), ma, soprattutto, nella sua straordinaria visionarietà, il suo percorrere, senza fretta, lunghe e gigantesche discese nella fantasia. Ancora una volta, a dargli manforte, non solo l’eccellente lavoro della Weta Digital agli effetti visivi, ma (sicuramente) l’apporto di Guillermo del Toro nell’adattamento cinematografico e sceneggiatura: come già accennato nelle precedenti recensioni (e come molti fan sanno), il progetto fu in un primo momento affidato proprio al visionario regista di Hellboy, che poi venne allontanato dalla trilogia per cause ancora da appurare. E come nel primo film, oltre all’imponente lavoro al visivo (che non è eccezionalmente impreziosito dal pomposo 3D), da sottolineare la riuscita colonna sonora (ancora e per fortuna) di Howard Shore, che riesce a incorniciare (meglio a volte delle immagini stesse) momenti di una drammaticità, eticità o visionarietà unici (si pensi a come riesce a creare nello spettatore l’attesa delle note del tema musicale della prima saga dedicata alla Compagnia dell’Anello). Dietro all’enorme lavoro jacksoniano, la discreta prova degli attori, ormai impantanati in personaggi senza sorprese, che hanno uno sviluppo narrativo e psicologico (visto il loro enorme numero) vicino allo zero, scomparendo dalla vicenda all’improvviso, lasciati al loro (poco) epico destino cinematografico. Ma a questo, promessa di Jackson, rimedieranno gli extra nell’uscita in home video della trilogia. Resta da dire che La battaglia delle cinque armate è comunque un film di un fascino incontrollabile, capace di tenere lo spettatore incollato agli schermi per più di due ore senza lasciarlo mai, sacrificando molti dialoghi (a scapito dei personaggi) e arricchendosi di scene di combattimento e di massa, “americanizzando” un po’ l’enorme mole degli eventi, rendendoli molto meno autoriali, ma sicuramente di forte impatto visivo e spettatoriale. Se qualcuno, comunque, volesse mettere mano a un adattamento degli altri lavori tolkeniani dedicati alla Terra di Mezzo, dovrà chiedere “autorizzazion”e a Jackson, perché, ancora una volta, ha impresso un marchio (speriamo l’ultimo però) sul genere fantasy tolkeniano. Al prossimo (speriamo più stupefacente) viaggio nel mondo della Fantasia.

Cari lettori, anche quest’anno (per uno strano e paradossale scherzo del Destino) chiudiamo l’anno con un film dedicato al mondo fantasy di Tolkien. L’augurio dell’anno scorso ci ha portato fortuna, vedendo la nostra rubrica espandersi sempre più e avere consensi sempre maggiori. Con la stessa forza e passione per il Cinema vi auguriamo un serenissimo inizio d’anno, sperando sempre che ogni anno sia quello giusto per vedere, nelle sale, un nuovo capolavoro. Intanto, quel capolavoro, siete proprio voi che riuscite a farci esistere. Grazie e buon 2015!

Potrete vedere Lo Hobbit – La battaglia delle Cinque Armate in queste sale:

-NAPOLI

Med Maxicinema The Space Cinema

Metropolitan

Plaza Multisala

-AFRAGOLA

Happy Maxicinema

-CASALNUOVO

Magic Vision

-CASORIA

Uci Cinemas

-CASTELLAMMARE DI STABIA

Complesso Stabia Hall

-FORIO D’ISCHIA

Delle Vittorie

-NOLA

Multisala Savoia

The Space Cinema Vulcano Buono

-PIANO DI SORRENTO

Delle Rose

-POGGIOMARINO

Multisala Eliseo

-POZZUOLI

Multisala Sofia

-SALERNO

The Space Cinema Salerno

T