Poggiomarino omaggia Antonio Giugliano. Il parroco: «Punto di riferimento affettivo, ecclesiale ed etico»


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Non è facile, per chi scrive, scrutare la storia personale dell’avvocato Antonio Giugliano al fine di offrire allo stesso un buon servizio ed al lettore un profilo il più possibile aderente alla realtà.
Schivo ed umile, attento a portare testimonianza delle altrui opere piuttosto che ad esaltare se stesso, l’avvocato è stato destinatario, lo scorso 7 dicembre, di un riconoscimento pubblico da parte del parroco di Poggiomarino, padre Aldo D’Andria, che lo ha definito «punto di riferimento affettivo, ecclesiale ed etico» della città.
Classe 1927, l’avvocato Giugliano è, «insieme a Rosa Velardo, la figura più eminente che la storia ecclesiale di Poggiomarino abbia espresso». Spronato dalla signorina Velardo, che quattordici anni prima aveva eroicamente portato a Poggiomarino il ramo femminile dell’associazione, nel 1941 fu fra i primi soci del ramo maschile della nascente GIAC (Gioventù Italiana di Azione Cattolica). Nel ’43, appena il meridione fu liberato, assieme alla Velardo si adoperò affinché giungessero a Poggiomarino aiuti materiali e spirituali. A guerra finita, nel ’45, contribuì ad organizzare, nei locali della congrega, la mensa per i poveri, le colonie estive per i più piccoli e la scuola serale per combattere il diffuso analfabetismo, il tutto grazie agli aiuti provenienti dagli Stati Uniti, attraverso il Piano Marshall, e dal Vaticano, tramite la Pontificia Commissione di Assistenza.
Sollecitò presso le autorità religiose la presenza dei padri stimmatini a Poggiomarino – che arriveranno nell’ottobre del ’51 -, fungendo da «mediatore interculturale tra il nord ed il sud quando gli stimmatini erano prevalentemente veneti o trentini» e, nel corso degli anni, ha ricoperto ruoli di rilievo all’interno dell’Azione Cattolica Italiana e della diocesi.
L’avvocato è stato anche attivo politicamente, esercitando per molti anni la carica di vicesindaco e poi, tra il ’56 ed il ’57, di sindaco di Poggiomarino. «La sua testimonianza cristiana nel sociale e in politica lo ha reso punto di riferimento per tante generazioni che hanno visto in lui una persona capace di ascolto, soccorso concreto, consolazione e speranza cristiana», si legge nella lettera consegnategli da padre Aldo a nome del consiglio pastorale. Parroci come don Emilio Moresco e don Silvio Valentini lo hanno definito «una persona leale ed un cristiano appassionatamente coerente».
Nel ringraziarlo per il servizio reso all’Azione Cattolica, l’attuale presidente Agostino Orefice lo ha nominato «presidente honoris causa», riconoscendo nell’avvocato «un grande uomo che ha fatto la storia di Poggiomarino, portando una profonda testimonianza evangelica, associativa e civica».
L’avvocato Giugliano, pur avendo vissuto il suo tempo da protagonista, tende a minimizzare il proprio ruolo, e nei suoi racconti è solito ricamare per sé un ruolo marginale. Non amando essere incensato, non sarà contento di leggere quest’articolo ed il tono dello stesso, così come non si aspettava il riconoscimento da parte del parroco: «mi ha colto di sorpresa», ha commentato. «Tuttavia non credo mi abbia reso un buon servizio poiché un amico, piuttosto che lodare i miei pregi, avrebbe evidenziato i miei difetti, permettendomi di correggerli. Chissà quante cose avrei dovuto fare e non ho fatto, e chissà quante azioni cattive ho compiuto».
Quand’ero ragazzo, ho ricevuto in dono dall’avvocato due dei migliori libri che abbia avuto la fortuna di leggere: “Le chiavi del regno”, di A. J. Cronin, ed il “Tommaso Moro” di Paolo Pivetti. In quest’ultimo c’è un periodo che mi piacerebbe tenesse presente, leggendo quest’articolo: «una coscienza per farci vili o per farci eroi? Né l’una né l’altra, io credo. […] Ognuno ha i suoi compiti. Non destini: compiti. E’ un concetto più modesto. Non ci permette di inorgoglirci e ci lascia anche la possibilità di disobbedire. O di guadagnarci un nostro piccolo merito obbedendo».



Avvocato Giugliano

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