Home Rubriche L'inquadratura perfetta Quando la bontà supera le differenze: il Natale di Aldo, Giovanni e...

Quando la bontà supera le differenze: il Natale di Aldo, Giovanni e Giacomo

Un uomo d’affari perde tutta la sua fortuna per un investimento andato male. Il suo maggiordomo, intanto, vorrebbe sposarsi, ma è costretto a seguire il suo principale nella disperata ricerca di un finanziatore, per un nuovo progetto. Ai due si aggiunge un povero venditore ambulante, che, dopo un incidente, li accoglie in casa sua e cerca di aiutarli con la sua semplice e strepitosa umiltà.

Qualcosa, si sentiva già da un po’, è  cambiato in questo tipo di comicità. Solo che, invece di provare a inoltrarsi in nuove strade, nuovi percorsi tematici o interpretativi, si cerca (anzi si scava) ancora più nel classico, nel vecchio, nel tradizionale, mescolando e riportando a galla stralci di presente e passato. Questa la prima impressione di Il ricco, il povero e il maggiordomo, nuova pellicola (psuedo) “natalizia” del trio comico Aldo, Giovanni e Giacomo. Le virgolette indicano che, anche se non si parla di doni, abeti, slitte o panettoni, questo loro nuovo lavoro presenta molte analogie con le “classiche” storie natalizie cinematografiche. Sono passati quattro lunghi anni dall’interessante ultima pellicola del trio, La banda dei Babbi Natale, diretta da Paolo Genovese, ma, ci spiace un po’ ammetterlo, siamo lontani anni luce dalla vena di frizzante divertimento e spensieratezza che contraddistingueva i primi film dei tre comici, due su tutti: l’esordio di Tre uomini e una gamba e il successivo, e più amaro, Così è la vita. Ai due, a formare un trittico perfetto, c’è da aggiungere Chiedimi se sono felice, probabilmente la loro pellicola più bella, intesa, interessante e scritta in maniera quasi perfetta. Come successe all’epoca, anche in quest’ultimo film, oltre a scrivere soggetto e sceneggiatura, i tre codirigono insieme al regista Morgan Bertacca, all’esordio per il cinema di finzione, ma già tra gli sceneggiatori di La banda dei Babbi Natale. Ma le difficoltà di “decollo” di questa pellicola sono innanzitutto da ricercare, forse, proprio nei tre protagonisti. Ognuno di loro, infatti, sembra essersi ricamato addosso, ancora e per l’ennesima volta, il ruolo nel quale siamo abituati a vederlo. Già negli sketch che portavano in giro nei programmi televisivi e teatri d’Italia, i tre comici avevano incanalato i loro personaggi con una certa prevedibilità: Giacomo era il rompiscatole di turno, il preciso, pragmatico, quello lontano anni luce dagli altri due, Giovanni, che aveva nella sua mimica eccezionale (e nella sua estrema calma) un’arma in più e Aldo, forse il più istrionico (e amato) dei tre, che puntava molto sul suo (riacquistato) accento siculo, caratterizzandosi come personaggio ingenuo, con sani e buoni valori, dedito alle cose semplici della vita. Ognuno di questi caratteri si rincorrono in quasi tutte le pellicole del trio, accentuati o meno, ma sempre con risultati diversi (e comunque riuscendo a convincere pienamente in più momenti). Stavolta però qualcosa è andato storto e oltre alla interessante colonna sonora curata dal maestro Marco Sabiu e gli stimolanti ruoli secondari lasciati a un cast completamente al femminile (Rosalia Porcaro, Francesca Neri, Giuliana Lojodice e Sara D’Amario), la pellicola strappa poche, anzi pochissime, risate. L’uso forse scontato dei personaggi e della tematica (a pensarci una personale e recente rielaborazione de Il principe e il povero di Twain e sul loro scambio di “ruoli”), schematizza troppo la vicenda, alienando le psicologie stesse dei ruoli e incanalando la storia verso un finale non solo pacificatore, ma soprattutto scontato, mischiando malamente il già citato senso di ovvietà a quello di surreale comicità (si pensi al funerale-matrimonio) scatenando effetti dalle discutibili conseguenze (narrative e spettatoriali). Le cose migliori vengono a galla solo quando i tre cercano di divertirsi, forse anche improvvisando, lasciando al “corpo” e non alla “scrittura” o alla “metafora”, il dominio della scena. Il ricco, il povero e il maggiordomo rimane, nonostante alcuni evidenti difetti, una pellicola sincera sul sapersi accontentare delle cose “belle” della vita, sul donare se stessi innanzitutto agli altri (si pensi ad esempio alla tematica religiosa, nel personaggio interpretato dal bravo Massimo Popolizio) e cercando di mettere da parte il menefreghismo e la voglia di essere superiori a tutti i costi. Nella lunga (e assurda) strada della vita, non importa che tu abbia una Maserati o l’ultimo costosissimo smartphone, che tu sia maggiordomo o venditore ambulante: si arriva a un punto in cui si comprende che per avere felicità bisogna darne, e tanta (pensate a tutti i film di Natale americani, alla questione del dono, ecc.). Uno dei pochi film in cui i titoli di coda strappano più risate dell’intera pellicola. Missione Natale da rifare.

 

Potrete vedere Il ricco, il povero e il maggiordomo in queste sale:

-NAPOLI

La Perla Multisala

Med Maxicinema The Space Cinema

Metropolitan

-AFRAGOLA

Happy Maxicinema

-CASALNUOVO

Magic Vision

-CASORIA

Uci Cinemas

-CASTELLAMMARE DI STABIA

Montil

-MARANO

Comunale G.Siani

-NOLA

Multisala Savoia

The Space Cinema Vulcano Buono

-POGGIOMARINO

Multisala Eliseo

-POZZUOLI

Multisala Sofia

-TORRE DEL GRECO

Multisala Corallo

Exit mobile version