Due giovani si incontrano per caso e scatta il colpo di fulmine. Il Natale è vicino e lei lo invita a cena per la Vigilia, in un paesino sperduto nelle campagne. L’incontro non è dei migliori e lui scappa, dopo aver rivelato di essere di facoltosissima famiglia. Il giorno di Natale, a pranzo da lui, uno strano suicidio sconvolge il pranzo, ma lei vuole aggiustare le cose ad ogni costo.

Qualcosa, del nuovo film del trio Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre e Luca Vendruscolo, volendo fare una riflessione azzardatissima, si era già intuito nel (quasi) finale di Boris – Il film, dove viene allestito un goliardico cinepanettone ai danni di scene girate fino all’ultimo sangue dal noto (più ai fan della saga ovvio) regista René Ferretti, impersonato dallo spassoso e convincente Francesco Pannofino. Connessioni a parte, il nuovo film dei tre registi, Ogni maledetto Natale, si presenta come una moneta che nasconde e mostra, di continuo, il bello e il brutto, il buono e il sadico, il giusto e sbagliato delle tanto amate/odiate feste natalizie. In particolare, l’obiettivo dei registi/sceneggiatori, si sofferma su due giorni particolari: la vigilia e il giorno di Natale e su due momenti particolari di queste giornate, quelli del cenone e del pranzo. La dualità, quindi, è un elemento dominante della pellicola, cosa che potrebbe farci tornare alla dualità tanto cara al produttore esecutivo della pellicola, Fausto Brizzi. L’impronta di quest’ultimo, volendo o no, sembra quasi sentirsi, aleggiare, come una sorta di invisibile filo che potrebbe (ma attenzione non accade mai!) spezzarsi da un momento all’altro e far cadere tutto nel già detto, nello scontato, nel banale, nella volgarità e nel cattivo gusto. Cosa che, pensateci, caratterizza (in misura più o meno maggiore), invece, tutti i cinepanettoni finora visti, infarciti di amenità narrative, interpretative e, soprattutto, linguistiche. La dualità, invece, nel caso in questione, diventa narrativa, interpretativa, formativa, metaforica: la prima parte del film, infatti, mostra gli attori impegnati in ruoli di personaggi umili, non molto istruiti e dediti alla famiglia, ma con valori talmente profondi, forti e sinceri, da rischiare di rovinare anche una vigilia di Natale, festa tra le più sentite nel nostro Stivale; la seconda parte della pellicola, invece, mostra come si può essere molto più cinici, sadici,  e opportunisti avendo non solo tanti soldi, potere e pochi problemi, ma soprattutto tanta “faccia” da salvaguardare. Forse, è vero, l’incipit (favolistico da un lato e kubrickiano dall’altro) e la morale (i buoni sono sempre i più umili e non è detto che, citando Niccolò Fabi, “essere bianco non è esattamente essere candido”), potevano essere intavolati meglio, ma bisogna considerare che non siamo in una serie televisiva, ma in un lungometraggio. Questo potrebbe dare qualche difficoltà nell’incanalare i personaggi, che sono tantissimi, uno diverso dall’altro e ognuno con un preciso ruolo psicologico/narrativo. Ma questa difficoltà viene superata grazie alla prova eccellente di un cast in forma splendida: non solo l’esordiente Alessandro Cattelan e la convincente Alessandra Mastronardi (poli opposti e convergenti che guidano, con i loro sguardi, non solo le loro vicende amorose, ma l’intero percorso spettatoriale), ma soprattutto i volti noti ai fan di Boris, come lo stesso Pannofino, Caterina Guzzanti e attori noti, invece, al volto della commedia italiana e in forma strepitosa, due su tutti Valerio Mastandrea e Corrado Guzzanti, che regalano due tra le migliori interpretazioni dell’anno. Senza dimenticare un superbo Marco Giallini, una sempre bravissima Laura Morante (soprattutto nel secondo episodio regala una prova perfetta) e i divertenti Andrea Sartoretti e Stefano Fresi. La bravura dell’intero cast sta nell’interpretare una sceneggiatura scritta in maniera prettamente teatrale, (ancora una volta torna, fortissimo, l’eco della serie Boris) basato strettamente sul corpo e la mimica attoriale e che acquista il ritmo necessario grazie alla regia del collaudato trio di registi, che reiscono, così, a mettere in campo, con orrenda crudezza e spirito di satira, i pregi e soprattutto i difetti dell’odierna società italiana. Nonostante il titolo richiami a ben altra pellicola (e tante altre sono quelle omaggiate, nella prima parte si sente fortissimo l’eco della folle famiglia di Non aprite quella porta), in molti infatti, semplicisticamente, etichettano il film come un film da botteghino natalizio. A pensarci bene, lo è, ma in maniera molto più saggia e ben congeniata, rendendo il tutto un pregevole prodotto nostrano (natalizio) di come non se ne vedevano da anni. Lo stile, quello di Boris, c’è sempre; ma il respiro è molto più ampio. Finalmente a Natale si ride e si riesce, fortunatamente, anche a riflettere.

Potrete vedere Ogni maledetto Natale in queste sale:

-NAPOLI

America Hall

La Perla Multisala

Med Maxicinema The Space Cinema

Metropolitan

Modernissimo

-AFRAGOLA

Happy Maxicinema

-CASTELLAMMARE DI STABIA

Complesso Stabia Hall

-NOLA

The Space Cinema Vulcano Buono

Multisala Savoia

-SALERNO

The Space Cinema Salerno

ogni maledetto natale