Il “Nocillo”, liquore e vanto vesuviano che sconfigge anche le tenebre


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Tra i prodotti tipicamente Made in Vesuvio rientra a pieno titolo anche il Nocillo. Togliere il tappo ad una bottiglia di “Nucillo”, respirarne il profumo, farsi colpire dal gusto forte di noci e spezie significa aprire irrimediabilmente il cassetto dei ricordi, immergendosi in quel passato fatto di odori e sapori decisi, naturali, terreni, che arricchivano romanticamente le case dei nostri nonni. Questo rosolio antichissimo (conosciuto altrove come “nocino”), di colore scuro e gradazione alcolica molto elevata, intorno ai 40°, dalle spiccate proprietà digestive e dal prelibato sapore amaro trova la sua origine nei secoli e la sua preparazione è legata ad una metodologia precisa e quasi rituale.



Fin dall’antichità classica bibite e sciroppi a base di noci erano conosciute e apprezzate per le loro virtù altamente digestive. Ne fanno fede ancora oggi i dipinti scoperti nella Villa dei Misteri a Pompei, distrutta dall’eruzione del Vesuvio, e i reperti carbonizzati ritrovati a Ercolano. Durante il Medioevo le conoscenze produttive della liquoreria tradizionale vennero premurosamente conservate in molte regioni della Penisola. Nucillo o nocino, dunque, il liquore a base di noci è un patrimonio tradizionale dell’artigianato alimentare italiano. Ma nelle nostre terre il Nocillo, sempre di elevata qualità, nel tempo acquisiva un valore aggiunto che va dalla medicina alla superstizione. Le nostre nonne infatti lo consideravano una panacea per tutti mali, e per questo trasferivano nella preparazione tutta la loro scienza. L’ingrediente principale da cui è costituito, le noci verdi, devono essere raccolte e tagliate alla vigilia del giorno di San Giovanni, il 23 giugno: in quel giorno, infatti, si trovano nel loro momento “balsamico” poiché il gheriglio, protetto dal mallo verde e dal guscio morbido, non presenta gocce d’acqua al suo interno ma è ricco di oli essenziali. È la notte più corta dell’anno, che segna la vittoria del sole sulle tenebre e la massima vitalità delle piante. La leggenda tutta napoletana vuole inoltre che la rugiada (guazza) formatasi nella notte fra il 23 e il 24 giugno sia il rimedio per ogni male, specie per i problemi dell’apparato digerente e per i disturbi gastro-intestinali, per i quali il liquore di noci è considerato un rimedio eccellente. Le noci, comprensive di mallo, vengono lasciate macerare in alcool puro a 96° per quaranta-sessanta giorni in barattoli di vetro ben tappate ed esposte al sole, che vanno agitate di tanto in tanto. Al termine del periodo di macerazione il composto viene filtrato e diluito a freddo con uno sciroppo preparato a parte con acqua sterilizzata e zucchero, ed aromatizzato con chiodi di garofano, cannella, noce moscata, ma anche, a seconda dei gusti, con corteccia di limone, e chicchi di caffè : dopo l’imbottigliamento si lascia riposare per almeno due mesi prima di consumarlo.

Pronto a riscaldare l’inverno si lascerà senza dubbio preferire a certi odierni fusion d’incerta fattezza ma ben agghindati. E se per le belle giornate ne avete ancora lo si consiglia altresì sul gelato alla crema dove si fonde alla perfezione con il gusto uovo e lo raffina dalla grassezza grazie alla sapida piccantezza e al retrogusto amaro. La produzione del Nocino vesuviano è portata avanti con successo anche da alcune aziende locali che cercano di aiutare la diffusione nel mondo come vanto Made in Vesuvio. Ma la strada purtroppo è ancora lunga.

nocillo

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