Sant’Anastasia si ferma per Scarpati, la star di Un Medico in Famiglia con sindaco e studenti

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“Ci vediamo il sette”. Sua mamma intendeva dire ci vediamo domenica e l’attore autore del libro “Ti ricordi la Casa Rossa?” (Mondadori) cita questo ricordo, tra i primi, per raccontare e raccontarsi nel rapporto con la mamma, colpita da Alzheimer.



Ad attendere Giulio Scarpati presso il plesso di via Rosanea, il IV Istituto Comprensivo, il sindaco Lello Abete, la dirigente Angela De Falco, consiglieri comunali, medici, docenti ed alunni con domande pronte, scaturite dalla lettura del libro. Una sala attenta e numerosa, ha ascoltato con interesse l’autore del libro, presentato con linguaggio semplice ma incisivo, ha chiesto approfondimenti, ha applaudito. Il racconto di un rapporto fatto di amore del figlio verso la madre, i cui ricordi giorno dopo giorno svaniscono; come i nomi, l’identità delle persone ed i luoghi, cancellati dalla malattia che ancora oggi non trova cure risolutive nei farmaci. Le pillole che Scarpati trova per essere accanto alla mamma sono un concentrato di ricordi, anzi di “ti ricordi mamma?”. È un libro-lettera che apre uno spaccato sul mondo dell’Alzheimer, passando per dal rigetto iniziale da parte dell’autore che “non sapevo nemmeno scriverla quella parola, finché non ho capito che potevo essere io a donare un sorriso a mia mamma”, a cercare di aiutarla a mantenere fermi i ricordi più intimi e belli del rapporto madre-figlio, andando indietro nel tempo fino a quelli di quando era ragazzino e il loro viaggio in Seicento da Roma portava la famiglia Scarpati-Shreiber in vacanza nel Cilento, a Licosa ed alla Casa Rossa. È il racconto di una vita, fatta non solo di gioie, non solo di una mamma amorevole ma a volte anche autoritaria e di episodi che si susseguono quasi per introdurre punti di rottura nella malattia ed inserirvi, fissandoli, attimi di vita vissuta.

Noto al grande pubblico grazie alla fortunata serie TV “Un medico in famiglia”, Giulio Scarpati è anche (e soprattutto) un attore di teatro ed ha vinto il David di Donatello come miglior attore del film “Il giudice ragazzino“. Ed all’alunno, tra gli altri, che gli chiede se mai interpreterà se stesso in un film tratto dal suo libro, risponde: “Penso di no. Sarebbe una situazione in cui mi sentirei in difficoltà per il coinvolgimento diretto e per la vita che ho vissuto a contatto con questa malattia. Se, ad esempio il regista mi chiedesse di cambiare qualcosa, avrei da ridire, mentre è normale nel fare un film adattare il testo a quel che richiede una pellicola. «Quando l’attore interpreta un ruolo – spiega Giulio Scarpati – deve vivere quel ruolo e se deve piangere, le sue lacrime devono esprimere quel dolore, non un altro. Altrimenti non trasmette bene il personaggio. Quindi non credo che interpreterei alcun ruolo in un film del mio libro, ma adesso è così, magari domani mi vedrete interpretarlo. Grazie per la domanda, so che siete in una scuola attenta ai problemi di oggi e oggi è molto importante non aspettarsi un sorriso da chi spesso te lo ha dato, ma donare un sorriso».

«Ringrazio l’autore per aver accolto l’invito – dice la dirigente Angela De Falco – e sottolineo che i nostri ragazzi, con il corpo docente a guidarli, sono spesso messi a contatto con la vita reale attraverso attività come questa per formarli e farli impadronire dei valori». «È stato veramente un bell’evento. La scuola deve avere nell’offerta formativa questi momenti di incontro e confronto. Noi – afferma il sindaco Lello Abete – crediamo molto nella pubblica istruzione e puntiamo a darle tutto il sostegno di cui hanno bisogno i Dirigenti, i docenti, gli operatori e soprattutto le famiglie e gli alunni».

Scarpati

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