Quanti (comici e surreali) modi per morire nel West!


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Nel West del 1882 un giovane allevatore di pecore viene lasciato dalla sua ragazza. Disperato, prima di partire per sempre, incontra una giovane donna che gli farà riscoprire il piacere di sentirsi importante e lo addestrerà a sparare con la pistola, in vista di un duello con il rivale d’amore. Il problema è che “la pistolera”  è la sposa del più pericoloso criminale della frontiera. Saranno guai, ma l’happy end è dietro l’angolo.



Provate a immaginare di potere catapultare una puntata della serie tv animata de I Griffin (o, se preferite, American Dad o The Cleveland Show) nel vecchio e selvaggio West. Il risultato non sarà poi così lontano dal nuovo Un milione di modi per morire nel West, diretto (scritto, sceneggiato, finanziato e interpretato) da Seth MacFarlane, creatore delle appena citate serie tv campioni d’ascolti e che ha fatto dell’ umorismo nero e irriverente il suo marchio di fabbrica. Dopo aver dato voce e corpo (in Motion Capture) al terribile e sboccato orsacchiotto di Ted, sempre da lui scritto e diretto (di cui è in lavorazione il sequel) ed essere comparso in un cameo nel disastrosissimo Comic Movie, stavolta MacFarlane decide di mettersi in carne ed ossa dietro e, soprattutto, davanti la macchina da presa, con risultati, per entrambi i casi, non eccelsi. La (seppur minima) potenza di questa pellicola (nata sembrerebbe da una sorta di scherzoso brainstorming casuale tra gli autori) sta nella sua interessante sceneggiatura, scritta dallo stesso regista in collaborazione con Alec Sulkin e Wellesley Wild (entrambi li troviamo alla coproduzione e compaiono in un cameo), storici autori de I Griffin e che hanno collaborato anche alla scrittura di Ted. Il loro modo di affrontare il mondo del West è quello irrazionale e scorretto delle serie animate per cui sono già noti: sfruttando, così, un plot (ammettiamolo) prevedibilissimo, MacFarlane e compari creano un mondo fatto sì da personaggi stereotipati e monocorde, ma che riescono comunque a modellare caratteri unici e irriverenti, al limite del politically correct e del buongusto. Così nei panni del “cattivone” spietato di turno c’è uno sporco e ironico Liam Neeson, in quelli della bella, ma sfortunata, donzella, una zuccherosa Charlize Theron e in quelli dell’amico (vergine [sic!]) del protagonista uno strepitoso Giovanni Ribisi. Ma i characters che costellano la pellicola sono tutti azzeccatissimi (si pensi al bravo Neil Patrick Harris e al gioco interpretativo che riesce a creare su i suoi baffi), stampandosi nella nostra mente con la loro assurda semplicità e ingenuità (caratteristica a ben vedere che si ritrova sempre e soprattutto nei protagonisti de I Griffin). E così come nelle serie animate che cura, MacFarlane riempie la pellicola di spiazzanti momenti comici, tra citazioni e camei, con tutti i classici del western (si pensi ai titoli di testa e alla bella colonna sonora curata da Joel McNeely, che omaggia continuamente il genere cinematografico western), l’immagine che rimanda continuamente ai vecchi paesini “fantasma” di frontiera e il riferimento ai maestri del genere (si pensi alla battuta riferita a John Wayne, che in lingua indiana significherebbe “Sì”); il tutto contornato da camei strepitosi, uno su tutti quello di Christopher Lloyd nei panni di Doc Brown, mentre mette a punto la sua DeLorean/macchina del tempo (riferimento al terzo episodio di Ritorno al futuro). Ma c’è tempo anche per i camei di Gilbert Gottfried nei panni di Lincoln, Ewan McGregor nascosto tra i cowboy della fiera, Ryan Reynolds innocente pistolero che viene ucciso in un saloon oppure (ma non ultimo) Jamie Foxx nei panni del “suo” Django. Insomma una operazione calderone, che spazia da genere a genere, omaggiando ma allo stesso tempo rovinando, citando ma allo stesso tempo criticando. Lo stile è proprio quello di MacFarlane, goliardico, ironico, spiazzante, orripilante. Già perché tra una battuta erotica (o pseudopornografica fate voi) e l’altra, un riferimento alla politica (mondiale ovvio) e l’altro, ai costumi, alla società e chi più ne ha più ne metta, il regista infila nel suo lavoro situazioni molto grottesche, cifra stilistica che lo contraddistingue anche nelle sue serie animate. Ma, dobbiamo ammetterlo, questa divertente operazione satirico-delirante, trova nel suo precedente Ted di due anni fa, un migliore prodotto di critica a tutta la società perbenistica statunitense. Il delirio è totale e nell’incredibile trip mentale dovuto a una droga indiana, c’è anche il tempo di omaggiare gli elefanti dalle gambe sottili di Salvador Dalì. Nonostante l’eccessiva lunghezza, Un milione di modi per morire nel West è un film godibile, sicuramente non adatto a un pubblico di giovanissimi e infarcito (forse troppo lasciatecelo dire) di macfarlane-style: peccato che la pellicola, uscito solo il 16 ottobre, sia quasi scomparso dalle sale, mentre vengono (ancora) proiettati film di peggiore livello. Ma questa è la dura legge della distribuzione. Diverrà un piccolo cult, sorta di spin-off delle ben meglio scritte serie animate di MacFarlane, intanto si candida a diventare una delle pellicole meno convincenti dell’anno.

Potrete vedere Un milione di modi per morire nel West in queste sale:

-AFRAGOLA

Happy Maxicinema

-NOLA

The Space Cinema Vulcano Buono

-SALERNO

The Space Cinema Salerno

unmilionedimodipermorirenelwestimmagine

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