Ottobre, mese di vendemmia: sul Vesuvio vino d’eccellenza da 2500 anni

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Da sempre probabilmente l’aspetto più importante del lavoro nei campi della terra nera alle pendici del Vesuvio è costituito dalla viticoltura. La coltivazione della vite sul nostro monte nasce, infatti, in epoca molto lontana. Già Aristotele ci racconta che i Tessali, antico popolo della Magna Grecia, piantarono le prime viti nella zona vesuviana quando nel V secolo a.C. si stabilirono in Campania. I poeti latini, tra cui Sallustio, Plinio e Marziale, hanno lasciato diverse testimonianze in merito. Nella cultura romana era ben nota la fertilità delle pendici del Vesuvio, che già allora erano vestite quasi interamente da vigneti, per cui le falde del monte erano tutto un susseguirsi di ville rustiche, preposte alla coltivazione della vite ed alla produzione del vino. “Haec iuga quam Nysae colles plus Bacchus amavit – Bacco amò queste colline più delle native colline di Nisa”, tramanda il poeta Marziale, a suprema testimonianza dell’eccellenza del vino Vesuviano.



La falanghina, la coda di volpe (confusa con l’uva caprettone), la verdesca (per i bianchi), il piedirosso noto anche come Per’’e Palummo, ossia piede di colombo come la forma del suo particolare graspo, lo sciascinoso e naturalmente l’aglianico (per i rossi) sono i vitigni tipici più diffusi e conosciuti. E poi la catalanesca, ottima uva bianca da tavola portata dagli spagnoli. Dalla fusione delle varietà su elencate, dove alcune uve rendono morbida l’acidità di altre, nasce il Lacryma Christi, tra i vini italiani più apprezzati, in Italia e all’estero. L’origine del nome non è chiaro ma per spiegare la leggenda ci vengono in soccorso i poeti i quali, si sa, svelano agli esseri umani originali visioni delle cose. Il francese Alfred de Musset in “Les Caprices de Marianne” tratteggia i contorni della natura divina di questo vino: Lucifero, Angelo del Male, scacciato dal Paradiso, riuscì a rubarne un lembo, e condusse con sé, sulla terra, questo brandello dell’Eden, formando così il Golfo di Napoli. Addolorato per il furto e la perdita, Gesù Cristo avrebbe pianto a dirotto e dalle sue lacrime nacque l’uva per il vino Lacryma Christi. Un’altra versione narra invece di Cristo Gesù, comparso sotto mentite spoglie ad un eremita, fintamente assetato gli chiese da bere e, per ricompensare la pronta generosità di quello, trasformò la sua acqua in nettare di vino. Versioni cristiane ereditate dalla mitologia pagana ben radicata sin dai primi insediamenti umani come dimostrano l’affresco di Bacco sul Vesuvio conservato nella Casa del Centenario a Pompei e le sue infinite presenze nei resti romani scampati all’eruzione del 79 dopo Cristo.
Il Lacryma Christi rientra nella Denominazione di Origine Controllata (DOC) Vesuvio (D.P.R. 13.01.1983 – D.M. 31.11.1991) con una produzione annua di 12.986 Hl. Oggi la Doc interessa in pratica tutti i paesi costruiti alle falde del vulcano. Il disciplinare ricorda che il bianco può essere fatto con coda di volpe, o caprettone che dir si voglia, da sola o con verdesca a costituire almeno l’ottanta per cento, il resto può essere falanghina e greco. Quanto al rosso (ed al rosato) si usa il piedirosso da solo o con lo sciascinoso (qui chiamati rispettivamente palombina e olivella) con aggiunta di aglianico mai superiore al 20 per cento. Quando si raggiungono i 12 gradi allora i vini possono assumere la qualificazione Lacryma Christi, altrimenti si parla di vino “Vesuvio”.

Il bianco si presenta dal colore giallo paglierino tenue e si fa apprezzare per un profumo vinoso, gradevole, che ricorda la ginestra vesuviana con un trionfo di tonalità fruttate che vanno dalla mela cotogna, molto matura, a note di ananas, banana e pesca gialla; al palato offre un sapore secco, leggermente acidulo, con un aroma fruttato-floreale di notevole persistenza aromatica. Predilige l’abbinamento con piatti di pesce, con verdure e formaggi freschi. Il rosso invece presenta un colore rosso rubino intenso e profumo vinoso, gradevole, dal sapore asciutto, armonico, complesso e corposo con evidenti note di frutta rossa appena colta. Il rosso va accostato a piatti di pasta con sughi di carne, arrosti di carni rosse, pollame nobile, selvaggina, formaggi piccanti. Alcune cantine producono anche il Rosato che conserva gran parte delle caratteristiche del rosso anche se si mostra molto più versatile negli abbinamenti.

Lachryma Christi è una di quelle bandiere dell’eccellenza napoletana e tra i simboli della meraviglia che da questi luoghi può nascere. Lachryma Christi è Made in Vesuvio.

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