Lucy: un passo avanti mille indietro, la potenza della mente espansa

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Una giovane studentessa diventa, per una serie di eventi casuali, un postino della droga. Le viene messo nello stomaco un sacchetto di una nuova droga sintetica in cristalli. Malauguratamente il sacchetto si fora e la droga entra in circolo. La ragazza diverrà una sorta di super essere vivente, in grado di controllare la materia, la comunicazione, il pensiero, il tempo. Chiederà aiuto ad uno scienziato, mentre qualcuno griderà vendetta per il carico di droga perduto.



Disorientamento. Questa la sensazione che invade lo spettatore più attento (non quello in cerca di filmetti “spara e uccidi” facili facili) all’uscita da questo film dalle mille sfaccettature di senso, Lucy, diretto dall’instancabile e poliedrico regista francese Luc Besson. E sarebbe difficile racchiudere tutte le riflessioni che invadono lo spettatore nell’ora e mezza di pellicola (anticipata dalla Paramount da una graphic novel interattiva) , che vede una esplosiva e convincente Scarlett Johansson vagare di città in città con una mente e attività cerebrali potenziate. Sapere che l’essere umano adopera appena il 10% del proprio cervello, mentre un delfino già ne adopera il 20%, è qualcosa di cui avevamo sentito parlare già nell’interessante Limitless del 2011 (a cui Lucy in parte si ispira), basato anch’esso sull’assunzione di una droga sintetica capace di espandere la mente. Stavolta però è tutto invaso di Besson-style. Chiari i riferimenti ai temi per lui più cari e che riesplodono potenziati in questa pellicola, grazie soprattutto all’ottimo lavoro agli effetti visivi della Industrial Light & Magic (avete presente Guerre Stellari?) e che sono costati la bellezza di 40 milioni di dollari (ma negli USA la pellicola ne ha già incassati ben 125). Ci sono allora la violenza dirompente e adrenalinica di Nikita e Léon, l’attenzione alla potenza esposiva del corpo femminile (attenzione in una pellicola così ogni parola legata al “corpo” va presa davvero con le pinze), c’è l’amore per la natura che sfiora il documentarismo (si ripensi a Atlantis del ‘91 o la saga legata al piccolo Arthur e il popolo dei Minimei) e poi il ritmo serrato e spietato solo come Besson sa raccontare, spiattellandolo lì, davanti agli occhi dello spettatore, scandalizzato, disgustato, ma divertito. Ed è pure vero che la sceneggiatura (curata sempre dal regista) ha qualche caduta di stile (non peccando di prevedibilità, ma forse di temerarietà) e forse Morgan Freeman poteva anche evitare l’ennesimo ruolo secondario, svolto tra l’altro in non molto egregia (ma forse unico appiglio materiale ad alcuni passaggi non chiarissimi della vicenda). Ed è proprio l’attore di colore che funge da anello di congiunzione con un’altra pellicola molto vicina (per tematica ed effetti visivi) a questa: Transcendent, poco convincente tentativo di narrare il poco narrabile regno del trascendentale; senza scordare l’omaggio diretto all’ultimo Refn, Solo Dio perdona (l’interpretazione convincente e granitica del crudelissimo Min-sik Choi e il suo ferimento alle mani, l’ambientazione a Taipei) e a tutto il mondo della fantascienza invasa da avanguardistici sistemi di informatizzazione (pensiamo anche a Minority Report). E non è un caso che la prima inquadratura veda la prima donna sulla Terra, battezzata, dagli scienziati che ne hanno studiato lo scheletro, proprio Lucy (e se vogliamo ancora proseguire negli accostamenti metaforici, il nome del regista è insito nel titolo stesso della pellicola Luc[Y], come se quella Y indicasse l’opposto cromosomico uomo-donna dei primordi) che guarda allo spettatore e che, in una sorta di creazione a ritroso (nel finale) incontra (in maniera michelangiolesca) il dito della Lucy di questo secolo. A ben pensarci tutto il film è una sorta di epopea del guardare, di cercare il punto di vista giusto. In una pellicola che mixa tecnologia e religione, storia e filosofia, action e dark comedy, è difficile trovare un fil rouge che possa guidare lo spettatore in un’unica strada interpretativa. Il suo essere pellicola che guarda “oltre” è nel suo stesso essere intermodale, interconnettiva, plurisignificativa. Non c’è una strada da seguire, ma una via da cercare, sperando che il tempo non divori gli ultimi barlumi di lucidità. Besson si fa aiutare dalla sua squadra di fedelissimi: alla convincente fotografia c’è Thierry Arbogast mentre alla strepitosa colonna sonora (che intervalla brani classici a interessanti invenzioni dubstep) troviamo Eric Serra. La Lucy mania è esplosa e chissà che il caro Besson, contrario da sempre ai sequel (ricordate il finale apertissimo e spiazzante di Nikita?), sforni un Lucy 2. Intanto un’altra donna è nella lista dei film dell’anno.

Potrete vedere Lucy in queste sale:

-NAPOLI

Med Maxicinema The Space Cinema

Metropolitan

Plaza Multisala

-AFRAGOLA

Happy Maxicinema

-CAPRI

Paradiso

-CASALNUOVO

Magic Vision

-CASORIA

Uci Cinemas

-CASTELLAMMARE DI STABIA

Complesso Stabia Hall

Montil

-NOLA

The Space Cinema Vulcano Buono

-POGGIOMARINO

Multisala Eliseo

-TORRE ANNUNZIATA

Politeama

-SALERNO

San Demetrio

The Space Cinema Salerno

lucy

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