L’Inferno è pulp e in bianco e nero: ecco Sin City 2

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La città del peccato, della perdizione e della violenza spalanca di nuovo le sue tremende porte e ci guida nelle vite di alcuni suoi poveri sfortunati figli. Un giocatore d’azzardo si condanna a morte sfidando la persona più influente della città, una donna usa il suo ex fidanzato per uccidere il ricco marito, una giovane spogliarellista chiede vendetta per l’assassinio del suo uomo. In tutto ciò la bestialità dello sfigurato e smemorato Marv, pronto ad aiutare i più deboli.



Ancora una volta LA donna. Ancora una volta una pellicola sulla potentissima influenza dell’essere umano femminile su quello maschile. E, infine, sulla loro superiore intelligenza, forza di restare impassibili di fronte ad ogni evento, soprattutto quelli negativi o cruenti. Se si vuole questa è una delle strade significative del nuovo e attesissimo Sin City – Una donna per cui uccidere, diretto dal duo Robert Rodriguez e Frank Miller. Tratto (anzi la parola giusta sarebbe “estratto”) da una strepitosa graphic novel proprio di Miller (che insieme a Rodriguez è anche tra i produttori del film), questo nuovo lavoro ambientato nella città più pericolosa della Storia del cinema, lascia un po’ di amaro in bocca. Ma forse è proprio questa la reazione che si ha a entrare in Sin City, fatta di case ammassate, anime in fuga, omicidi efferati, donne senza scrupoli, uomini armati di tutto punto e con il cuore strabordante di vendetta e Amore. Questa nuova pellicola, però, può avere una doppia chiave di lettura: come sequel del precedente Sin City del 2005 oppure come episodio a parte, a rischio però di non riuscire a entrare bene in molti meccanismi narrativi. In entrambi i casi, però, si sente il peso del predecessore e la battaglia appare alquanto persa. Già perché se nel primo film si riuscì a creare una sorta di nuovo percorso visivo tra cinema e fumetto (per la prima volta forse, era il primo a doversi adattare allo stile del secondo), stavolta si ha l’impressione di un film “copia”, caduto anch’esso tra le brame di un 3D sì divertente e a tratti piacevole, ma, fondamentalmente, inutile. Il gioco allora di Rodriguez (che oltre che a dirigere e produrre, monta, cura la colonna sonora e si concede il lusso di un cameo insieme a Miller, proprio come avevano fatto nel primo film) è quello, ancora una volta, di omaggiare e divertire (come già nel precedente Machete Kills), sparpagliando continui omaggi, autocitazioni e riferimenti lungo tutto il film. Torna allora forte l’eco di Tarantino, di alcuni classici del pulp o dell’horror di serie B e tutto ciò che compete il noir di nuova generazione. Il tutto condito con una schiera di attori che tornano (quasi tutti) dal primo episodio ma, eccezione fatta per alcuni, non convincono al cento per cento. Si pensi ad esempio ai personaggi femminili (ad esempio quello dato ad Eva Green), su cui in effetti si basa tutta la linea metaforica della pellicola o all’episodio di Bruce WillisJessica Alba, che, colpa una sceneggiatura serrata, ma non perfettissima, diventa uno dei più “statici” dell’intero lavoro (si faccia eccezione per Rosario Dawson, che ha dalla sua un corpo esplosivo). Convince sempre, invece, Mickey Rourke, il nuovo Josh Brolin (il suo ruolo, nel primo film, era coperto da Clive Owen) e Powers Boothe, nel ruolo del Senatore. Il discorso del bianco e nero (a curare la fotografia è sempre Rodigruez) è davvero, ancora una volta, interessante. Perché, oltre ad essere strumento di traduzione perfetta dalle tavole strepitose di Miller, è eccellente “motore” del grigio che colora le vite dei protagonisti, lasciando il colore, pensateci bene, solo ai personaggi femminili e ai colori delle profonde passioni umane (odio, amore, compassione, rabbia). Lasciando però il sangue delle persone assassinate sempre in bianco. Il motivo forse sta nell’evidenziare come si possa avere sempre la doppia faccia di una medaglia, con i buoni (si pensi al Senatore o al capo della polizia suicida, interpretato da Christopher Meloni) che diventano cattivi (e non hanno anima nè sangue degno di essere chiamato tale) e i cattivi (si veda Marv o gli altri) che per Amore o (se vogliamo dipende dai punti di vista) per  “giusta causa”, si fanno vendetta da soli. Un prodotto, infine, che non convince al cento per cento, regalando agli appassionati del cinema vs. fumetto, un altro importante tassello di riflessione tra i tanti limiti/potenzialità dell’incontro tra questi due media, ma che regala, al semplice spettatore, puro divertimento visivo, con qualche momento morto. Geniale, infine, il cameo del sempre eccezionale Christopher Lloyd (il “Doc” di Ritorno al futuro) nei panni di un medico da strapazzo e Lady Gaga in quelli di una cameriera da fast food (già vista in Machete Kills). Se volete divertirvi fatevi un giro a Sin City… con buona pace di Tarantino.

Potrete vedere Sin City – Una donna per cui uccidere, in queste sale:

-NAPOLI

Metropolitan

Modernissimo

Plaza Multisala

-AFRAGOLA

Happy Maxicinema

-CASORIA

Uci Cinemas

-NOLA

The Space Cinema Vulcano Buono

-PORTICI

Roma

-TORRE DEL GRECO

Multisala Corallo

-SALERNO

The Space Cinema Salerno

sincityimmagine

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