Legambiente: «Terzigno simbolo dell’abusivismo edilizio, impossibile raggiungere la 268»


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Il grido di Legambiente si alza fortissimo contro la situazione relativa all’abusivismo edilizio di Terzigno, città diventata il simbolo del problema dopo i 3mila procedimenti riaperti con il condono regionale al momento “congelato” dal ministero dell’Ambiente.



Il caso è stato affrontato in maniera durissima da Legambiente Campania, che in una relazione parla della città vesuviana come di un bunker di cemento e mattoni selvaggi che finiscono con il rendere irraggiungibile la Statale 268, via di fuga dal Vesuvio, davanti ad un’emergenza improvvisa ed al “fuggi fuggi” generale. «C’è una colata killer chiamata cemento che sovrasta il Vesuvio – dicono Anna Savarese, vicepresidente di Legambiente Campania  e Pasquale Raia, responsabile regionale aree protette del Cigno Verde – Secondo una nostra stima nei 13 comuni del Parco Nazionale sono stati realizzati abusivamente circa 1.000 scheletri di cemento, per la maggior parte costruzioni in verticale, per una superficie complessivamente a terra di circa 2 milioni di metri cubi e che sono pronti ad essere regolarizzati grazie al recente maxiemendamento approvato dalla Regione Campania».

Contro Terzigno si sono già schierati apertamente i Verdi e gli ambientalisti italiani che in più occasioni hanno attaccato anche in diretta Rai il sindaco facenti funzioni, Stefano Pagano, che a sua volta si è difeso parlando di costruzioni da condonare perché risalenti ormai a trent’anni fa.

abusivismo vesuvio

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