In bilico tra Gomorra e noir: ecco l’avvocato Perez


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Un avvocato d’ufficio, Demetrio Perez, dedito al “lavoro tranquillo” e senza un briciolo di coraggio nell’affrontare la sua già poco emozionante vita, scopre che la figlia si è fidanzata con un giovane malavitoso. Una sera l’avvocato napoletano viene convocato da un pentito che gli propone un losco accordo: recuperare dei diamanti per suo conto; in cambio il malvivente accuserà di omicidio il fidanzato della figlia di Perez. Le cose prenderanno, però, una piega inaspettata.



A vederlo, questo Perez., presentato quest’anno fuori concorso alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, sorprende, stupisce e convince in pieno. E verrebbe da chiedersi come mai, ultimamente, nel mondo dell’editoria (si veda la produzione di Roberto Saviano), della televisione (si veda la serie Gomorra con cui questo film ha in comune non solo parte delle tematiche e ambientazioni, ma anche l’attore coprotagonista, il convincente Marco D’Amore) e del cinema, tanto attrae il mondo della delinquenza campana (e non solo). La risposta sta forse nel sapere narrare non solo un “mondo”, ma soprattutto i suoi abitanti e il loro modo di pensare un mondo (in positivo e in negativo). E il regista (qui anche produttore), Edoardo De Angelis, cresciuto a Portici e che ha scritto questo film insieme a Filippo Gravino, lo sa fare bene. E aveva già convinto tutti con il suo primo lungometraggio, Mozzarella Stories, dal titolo stravagante ma che comunque affrontava, con uno sguardo molto interessante, questioni di non facile approccio. Fa lo stesso in questo suo secondo lavoro, imprigionandoci lo sguardo, fin dai primi secondi della pellicola, con la veduta via drone del Palazzo di Giustizia di Napoli, quasi a volere incastrarci in ogni singolo pezzo di vetro delle finestre degli immensi e noti edifici napoletani, quasi a farci sentire i bisbigli di ogni persona dentro a quelle anonime stanze, dietro ad ogni singolo passo di chi, come un automa, si reca a fare un lavoro (quello di far valere la giustizia e a discapito di chi poi) che odia. Film che sfrutta al 101 per cento tutti gli ambienti a disposizione, dai grattacieli napoletani alle campagne abbandonate dell’hinterland e che sopprime lo spettatore nella claustrofobia delle camere d’interrogatorio, degli appartamenti costosi con vista sul golfo, delle aule e i corridoi di tribunali che puzzano di illegalità. Merito, questo, soprattutto del lavoro eccelso alla fotografia di Ferran Paredes Rubio, che riesce a trasportarci dentro un mondo dove l’ombra, spesso, è segno/sinonimo di luce (buoni vs. cattivi) e viceversa (si veda la sequenza finale ambienta nella pineta: i fasci di luce delle auto illuminano il buio della vegetazione, dove si svolgono cruenti crimini). Perez. ha nel suo attore principale il cardine metaforico dell’intera vicenda: Luca Zingaretti (tra l’altro anche produttore) è bravissimo, emoziona, convince e, a tratti, sa divertire, modellando un personaggio strepitoso, trasformando un “uomo qualunque” (e su questa tematica si veda ad esempio L’intrepido di Gianni Amelio) in un eroe gigantesco. Trasformando il suo “corpo” nel riscatto di una città intera: cos’è, in effetti, se non metafora vivente della stessa Napoli, spesso troppo adagiata sulle sue comodità, ma capace, quando è stordita, sanguinante e in pericolo, di grandi imprese, negative o positive che siano. La scena della “rinascita” del protagonista, dopo che alcuni malviventi gli puntano la pistola alla tempia, nasconde, seppure concentrata in pochi secondi, una componente di tensione emotiva e metaforica trascinante. Anche il resto del cast, però, dalla giovane Simona Tabasco (nei panni della figlia di Perez) a Giampaolo Fabrizio (nel ruolo dell’amico di Perez) fino a Massimiliano Gallo (il pentito) regalano convincentissime prove attoriali, creando personaggi che ci restano incollati addosso fin dalla prima battuta, ma che, figli di una sceneggiatura non perfettissima (forse unica, piccola pecca della pellicola) spingono forse il piede su qualche prevedibilità di troppo. Il pericolo è che forse, visti alcuni attori e vista soprattutto la tematica, il film rischia di essere classificato come l’ennesimo lavoro sulla malavita. Ma è il contrario. Perez. (e attenzione al punto alla dine del titolo, come quasi ad indicare “questi siamo, punto e basta”) è innanzitutto un film sui mille (orribili) volti della Giustizia, satura di perbenismo e di volti che (in base alle situazioni e al proprio tornaconto) modificano la strana percezione di Giusto e Sbagliato. Interessante la colonna sonora, con musiche inedite azzecate e con alcuni brani dei 99 Posse e de La Famiglia. Non confondetelo con tanti altri prodotti: Perez. ha davvero quella sconvolgente marcia in più.

Potrete vedere Perez. in queste sale:

-NAPOLI

La Perla Multisala

Med Maxicinema The Space Cinema

Metropolitan

Plaza Multisala

-AFRAGOLA

Happy Maxicinema

-CASORIA

Uci Cinemas

-CASTELLAMMARE DI STABIA

Montil

-NOLA

Multisala Savoia

The Space Cinema Vulcano Buono

-POGGIOMARINO

Multisala Eliseo

-TORRE DEL GRECO

Multisala Corallo

-SALERNO

The Space Cinema Salerno

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