Se l’Italia non è un Paese per giovani e per donne, al suo interno sembrano esserci delle oasi. È il caso dei parchi naturali, che come ha dimostrato il rapporto “l’economia reale nei parchi nazionali e nelle aree naturali protette” del ministero dell’Ambiente e di Unioncamere presentato oggi a Roma ospitano un numero di imprese gestite da under 30 e da donne maggiore della media nazionale, oltre a vedere un ripopolamento dovuto proprio al ritorno dei giovani.

Nei 23 parchi nazionali, spiega il rapporto, ci sono 68mila imprese. Il tasso di imprese giovanili è del 13,1% contro l’11,1% nazionale, mentre quelle femminili sono il 26,8% contro il 23,6%. Il podio dei parchi con più imprese giovani vede in testa l’Aspromonte (19,9%), seguito da Sila e Vesuvio, mentre quello delle imprese femminili ha al primo posto le Cinque Terre (dove sono il 40,1%), seguito da Abruzzo, Lazio e Molise e Majella. «Le aree protette costituiscono un grande laboratorio di nuove pratiche innovative e ecocompatibili – ha affermato il presidente di Unioncamere Ferruccio Dardanello – un polmone verde che, negli ultimi anni, è al centro di un interessante risveglio socioeconomico». Proprio il processo di ritorno dei giovani, spiega il rapporto, ha arrestato lo spopolamento del territorio, con una presenza di under 30 del 31,2%, superiore alla media nazionale che è del 29,4 con punte del 38% in alcune aree del Meridione come il Vesuvio e il Gargano. Il risultato di queste dinamiche, conclude il documento, è che l’effetto parco sta già spingendo il Pil. Tra il 2011 e il 2013 il valore aggiunto prodotto dalle imprese nei parchi è diminuito dello 0,6%, mentre nel resto d’Italia il calo è stato molto maggiore, dell’1,8%.

«I parchi sono un monopolio naturale italiano nel mondo – ha affermato il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti – dobbiamo sfruttarlo al massimo. Saremo a New York per preparare le conferenze di Lima e Parigi sul tema dei cambiamenti climatici, e i nostri parchi e le oasi marine hanno una grande importanza all’interno delle proposte che andiamo a fare». L’effetto parco però non riguarda il Mezzogiorno. Se si paragona un gruppo di comuni nei parchi naturali con un altro simile ma non in un’area protetta si vede che al nord-ovest il valore aggiunto pro capite nei primi è superiore di 6mila euro, al centro di 1.800 euro mentre nel nord est è simile tra i due gruppi mentre al sud è maggiore per i comuni non naturalistici di 2.500 euro.

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