Nonostante le rassicurazioni della Sapna, la società provinciale che gestisce Cava Sari, da Terzigno continuano ad arrivare lamentale in merito a presunti odori nauseabondi ed olezzi provenienti dall’ormai ex discarica situata in pieno Parco Nazionale del Vesuvio. Tant’è che i cittadini escono nuovamente allo scoperto chiedendo ancora una volta l’intervento dello stesso Comune di Terzigno e di quello confinante di Boscoreale.

La richiesta che giunge dalla popolazione è di installare delle centraline che possano rilevare l’inquinamento atmosferico e gli sforamenti si microparticelle secondo quanto consentito dalle leggi sull’ambiente. Un sistema sulla scia del termovalorizzatore di Acerra, dove sono stati montati dispositivo nella più vicina area abitata che “allertano” le istituzioni quando gli inceneritori producono troppi elementi ammorbanti e li riversano nell’atmosfera. Ad avanzare la richiesta è tra gli altri Maria Rosaria Esposito, il “legale-pasionario” che lancia la proposta ai comitati civici che combattono per la salvaguardia ambientale: «Mi chiedo perché non vengono installate delle centraline mobili per il monitoraggio della qualità dell’aria i cui dati vengano resi noti periodicamente? Se la Sari fosse pulita ed immacolata, come dice il gestore, una volta monitorata l’aria nei pressi della cava, sarebbe più facile individuare il luogo da dove provengono i miasmi e i veleni che ci impediscono una vita dignitosa. Sarebbe bello vedere fatti concreti e tangibili invece di inutili e patetiche parole, no?», si chiede l’avvocato.

Appena pochi giorni fa la Sapna invitò i sindaci dei comuni interessati ad un’ispezione all’interno dell’ex invaso. Una proposta a cui non è ancora arrivato alcun seguito né una risposta dalle Amministrazioni.

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