Le maestre nel tritacarne dell’opinione pubblica, ma resta il “mistero” dei video

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Sono trascorsi 24 giorni da quando le tre maestre di Palma Campania sono state accusate di violenze nei confronti dai bambini dell’asilo del plesso di Pozzoromolo. Oltre tre settimane di comprensibile linciaggio mediatico e, chissà, probabilmente anche personale. Ci sono 66 video di rilevanza penale per cui le insegnanti dell’istituto comprensivo “Vincenzo Russo” sono state dapprima poste agli arresti domiciliari ed oggi al divieto di dimora a Napoli e provincia. Ma quei filmati sono rimasti “privati”, a differenza dei tanti, purtroppo, casi simili che sono esplosi nel resto d’Italia.



Il web è pieno di maestre o educatrici che schiaffeggiano ed insultano gli alunni. In ogni altro caso, infatti, gli inquirenti hanno ritenuto opportuno rendere palesi le immagini che “incastrano” le maestre. Nella fattispecie di Palma Campania, invece, la Procura di Nola si sta comportando diversamente, all’estremo opposto: i frame, infatti, sono stati visti finora dai soli addetti ai lavori: giudici, avvocati difensori, protagonisti e qualche giornalista “fortunato”. Al momento il coro è unanime: le violenze pare ci siano state realmente, le telecamere non sono manipolabili. Voci e certezze, naturalmente, a cui non si accodano le difese di Carmela Graziano, Giovanna Donnarumma e Rosa Ambrosio. Generalmente è quasi interesse delle stesse procure diffondere le immagini: un modo per confermare la bontà del proprio lavoro, per fare rendere conto alla platea che non si tratta di giustizialismo immediato.

Il tempo dei primi riscontri, degli interrogatori e della bolla mediatica è ormai sorpassato, superato. Insomma, i filmati restano “segreti” ed un comportamento simile può lasciare qualche dubbio in merito a come siano realmente andati i fatti, può fare sorgere domande spontanee soprattutto all’opinione pubblica. La diffusione o meno dei frame, ovviamente, non può cambiare nulla dell’iter giudiziario a cui sono sottoposte le tre insegnati della scuola dell’infanzia. Ma contravviene ad una prassi quasi comune a tutto il Paese, a molte delle Procure italiane. Forse è questo il motivo che rende misterioso il “silenzio visivo” a riguardo dei 66 filmati, con il rischio che qualcuno possa persino credere che poi non siano così rilevanti sotto la mera sfera penale.

scuola palma (2)

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