«Porco, porco, come puzzi. Adesso ti faccio vedere io, ti prendo a botte. Anche tu le vuoi oggi? Stai rompendo le scatole». E poi schiaffi, calci, strattoni e bacchettate con un piccolo bastone. Sono le angherie che hanno subito per mesi alcuni bimbi tra i tre e i sei anni della sezione B dell’istituto elementare e materno Russo di Palma Capania. Grazie alle intercettazioni audio e le riprese video le tre maestre ai domiciliari sono state inchiodate alle loro responsabilità, accusate di maltrattamenti aggravati dal gip di Nola.

Per il magistrato che ha firmato la misura cautelare si tratta non di un episodio «estemporaneo o legata a qualche situazione contingente ma del loro modo di vivere. Il fatto è preoccupante e anche se le tre sono incensurate, devono essere poste agli arresti domiciliari per il pericolo che possano reiterare il reato. Le indagate non solo hanno perpetrato personalmente atti di violenza nei confronti dei bambini, ma hanno anche tollerato con grande tranquillità le violenze delle colleghe sui bambini loro affidati. Tutto era frutto di un clima di tensione continua, che le maestre hanno mantenuto e anzi incrementato nel periodo in cui preparavano il saggio di fine anno, allorché non sono mancate violenze nei confronti dei bambini che non si allineavano ai loro programmi, forse perché si trattava di un momento che poteva fornire loro una certa visibilità rispetto all’esterno». È stato inoltre accertato che i bambini spesso venivano lasciati soli e anche se l’aula era collocata al primo piano c’era chi tentava di arrampicarsi sui davanzali delle finestre. Nella ricostruzione dei fatti c’è poi il racconto della madre di due bambini, uno di tre e l’altro di sei, la quale con la sua denuncia, nel gennaio dello scorso anno, ha fatto partire le indagini dei carabinieri: «Mio figlio ha soli tre anni. Un giorno è tornato a casa con il labbro gonfio e la manica del grembiule sporca di sangue. La maestra aveva detto che il bambino era caduto a terra e aveva battuto la faccia con violenza. Ma quando sono tornata a casa mi sono accorta che aveva dolori alla schiena. Così mi ha detto che era stata la maestra Carmela a farlo cadere perché lo aveva spinto».

«L’episodio – continua – mi è stato confermato anche dall’altra mia figlia di sei anni che era presente in classe. Anche lei un giorno era rincasa con un occhio gonfio e arrossato. Infine ad aprile trovai mio figlio completamente bagnato di urina, chiesi di parlare con la maestra ma era impegnata e così mi feci spiegare l’accaduto dal piccolo. Mi disse che era stato picchiato senza alcun motivo dalla maestra e che poco dopo aveva chiesto di andare in bagno e gli era stato vietato».

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