Le autorità penitenziarie e giudiziarie italiane hanno rispettato i diritti di Aniello Carrella, originario di Somma Vesuviana e residente a Marigliano. L’uomo era malato di diabete e fu detenuto a varie riprese dal 2003 al 2006. L’ha stabilito la Corte europea dei diritti dell’uomo.

Carrella, deceduto nel 2008 a causa di un incidente stradale sull’A30, all’altezza di Palma Campania, si era rivolto ai giudici di Strasburgo nel 2007 sostenendo che l’Italia aveva violato il suo diritto alla vita e a non essere sottoposto a trattamenti inumani e degradanti. Nel ricorso, portato avanti dalla sua vedova e dai figli, Carrella ha sostenuto di non aver ricevuto cure adeguate in carcere e che a causa di ciò la sua vita è stata messa in pericolo. Inoltre secondo lui l’inchiesta aperta dai giudici italiani per appurare se ciò fosse vero non era stata condotta in modo corretto. Ma i giudici di Strasburgo hanno rigettato tutte le sue accuse.

Basandosi sui documenti presentati dal ricorrente e dal governo italiano, la Corte è arrivata alla conclusione che le autorità penitenziarie «hanno onorato l’obbligo di proteggere l’integrità fisica di Carrella facendo in modo che fosse sottoposto a controlli medici adeguati» e che l’inchiesta del tribunale di Napoli è stata «rapida ed efficace».

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