Immigrati, quell’esercito di 215mila stranieri che spaventa


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Secondo un rapporto dell’UNHCR – l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati – sono circa 100mila le persone arrivate in Italia dal mare quest’anno. Oltre la metà scappano da guerre, violenze e persecuzioni. I più,  infatti, provengono dall’Eritrea (29%) e dalla Siria (18%), e spesso proseguono il viaggio verso altri stati dell’Unione Europea.
Stando all’ultimo censimento, ad oggi in Italia risiedono circa 5 milioni di immigrati. Appena 150mila di questi, cui debbono aggiungersi i circa 65mila irregolari stimati, risiedono in Campania. Alla luce di questi numeri, la nostra Regione è appena settima come numero di presenze straniere, che incidono per poco più del 3,5% sul totale dell’intera popolazione regionale, contro il 7% dell’intera nazione.
Perchè, dunque, si parla di invasione in Campania? E come mai ci sono stati tanti dibattiti, polemiche ed insofferenze per i recenti sbarchi, visto che in realtà accogliamo meno del 4% degli immigrati presenti nel nostro Paese?
Il problema va al di là delle statistiche e dei numeri ufficiali, e riguarda la percezione soggettiva che la popolazione ha di un determinato fenomeno sociale. Per esempio, uno studio condotto dall’istituto di ricerca economica tedesco “Iw” ha rilevato che francesi, svizzeri, tedeschi e italiani, percepiscono di essere più poveri di quanto in realtà non siano, una percezione dovuta soprattutto alle comparazioni: se la classe media si assottiglia e la forbice tra ricchi e poveri si dilata, percepisce di essere disagiato lo statale che guadagna 15 volte meno del dirigente apicale, l’imprenditore in crisi rispetto a quello di successo, per non parlare poi dei tanti che un lavoro non ce l’hanno affatto rispetto a chi un lavoro, benché misero, almeno ce l’ha.
In questo clima di sfiducia ed  incertezza nel futuro, non stupisce più di tanto che vengano visti come un regalo o uno schiaffo in faccia alle tante famiglie in difficoltà, i circa 30 euro al giorno che le associazioni percepiscono per provvedere al sostentamento dei migranti che aspettano di vedere riconosciuto lo status di rifugiato politico, cui ogni giorno vanno 2,5 euro in tickets che possono spendere nei supermercati.
Eppure, nonostante le cose non stiano benissimo, nella nostra terra continuano a credere le migliaia di disperati che lasciano la loro patria ed ogni giorno rischiano la vita per raggiungere le nostre coste, sperando in un futuro che appare loro più promettente di quanto non appaia a noi stessi. Finora sono stati accolti con tanta buona volontà ma poche risorse, spesso sfruttati da chi ne approfitta per fargli svolgere i lavori che noi non vogliamo più fare.
Inutile nascondersi dietro un dito: il problema c’è ed è destinato ad aggravarsi, visto lo scenario mondiale.
Certo il fenomeno non si può ignorare, ne ci si può sentire moralmente superiori rispetto a chi lamenta la contiguità sull’uscio di casa di extracomunitari, pur consapevole che i loro comportamenti sono indotti da sofferenza, miseria e promiscuità.
La presenza di questi immigrati richiede una politiche di integrazione serie, reali e concrete, che superino il mero assistenzialismo, e favoriscano il transito o la permanenza sul nostro territorio, nonché la civile convivenza con la popolazione nativa.



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