Si avvia a concludersi il workshop tenuto a Terzigno da 28 studenti universitari italiani, francesi e turchi che hanno scelto la città vesuviana per studiare il rischio. Ed il primo commento a caldo, riferito a chi ha partecipato agli studi come accompagnatore è stato: «Quante contraddizioni, peccato rovinare un territorio così bello ma le possibilità di rinascita ci sono».

Ben quattro università, infatti, hanno scelto la località vesuviana per studiare i rischi, una città in cui c’è stata la discarica di cava Sari, dove c’è il pericolo dell’eruzione del Vesuvio e contestualmente anche tante risorse turistiche ed agricole, oltre che minerali. A decidere di passare dieci giorni a due passi dalla bocca del vulcano sono stati gli studenti della Federico II che hanno “invitato” i colleghi francesi dell’Ateneo “Paris B” e della “Ècole Nationale Superieure d’Architecture de Paris La Villette” e quelli turchi della “Mimar Sinan Guzel Sanatlar Universitesi” di Istanbul.

Dieci giorni in cui hanno potuto verificare con mano il territorio, parlare con la gente ed ascoltare amministratori e movimenti civici: insomma avere un quadro di insieme sulla città, dei suoi rischi e delle potenzialità da alimentare. Nelle prossime settimane gli studenti produrranno un video ed una cartina interattiva, oltre ad una relazione ben più dettagliata di quanto osservato ed ascoltato.

verde terzigno