Comprano una casa a Pompei, la pagano 300mila euro con un mutuo. Dopo sei anni, si vedono notificata una richiesta dell’Agenzia nazionale per i beni confiscati, che rivendica proprietà e possesso dell’immobile: la casa, promessa dal costruttore al clan Cesarano come “pizzo”, era stata sequestrata dai carabinieri nel 2001, ma la misura era stata annotata per errore al catasto su un foglio diverso, il 12/A invece del 12.

Così, quando nel 2005 l’appartamento viene comprato da due ignari coniugi, dalle visure il bene risulta libero da qualsiasi pendenza. A raccontare la vicenda è il quotidiano “Il Mattino”. Il caso va avanti da diversi anni: i proprietari dell’immobile – i coniugi Mauro e Ilaria Zampognaro – ricevono notizia della confisca da parte dell’Agenzia nazionale nel 2011, quando vivono in quella casa già da sei anni. L’iter successivo al sequestro, in assenza di opposizioni, era diventato definitivo già nel 2006, senza che gli Zampognaro ne sapessero nulla.

Nel 2012 il tribunale di Torre Annunziata dà ragione agli acquirenti, riconoscendo la loro buona fede; decisione annullata dalla Cassazione su ricorso dell’Agenzia nazionale per i beni confiscati. Si torna in tribunale, diversa sezione, e stavolta la decisione è opposta: gli Zampognaro devono lasciare la casa, perdendo il denaro già versato e mantenendo l’obbligo a pagare il mutuo.

abusivismo sigilli