Lui, a differenza di molti altri, quei video li ha visti: ha guardato le immagini, i 66 filmati penalmente rilevanti che hanno portato agli arresti domiciliari tre maestre dell’istituto comprensivo “Vincenzo Russo” di Palma Campania: Carmela Graziano di 59 anni, Giovanna Donnarumma di 39 e la 38enne Rosa Ambrosio. A raccontare le sue impressioni è Antonio Scolamiero, giornalista di cronaca nera e giudiziaria del “Corriere del Mezzogiorno” tra i pochi esponenti della stampa napoletana che in questi giorni ha scritto con cognizione di causa, dopo avere avuto la possibilità di osservare e valutare le violenze, o presunte tali, con i suoi occhi.

Antonio, le immagini sono davvero così forti?

«Direi di sì, sono molto crude, in alcuni momenti direi addirittura violente. Sono vere ed incontrovertibili, la telecamera non mente, non è manipolabile. Certo, i processi si fanno nei tribunali, e le protagoniste in negativo avranno tutta la possibilità di difendersi al meglio».

Nell’ordinanza si legge di ceffoni, pugni, bacchettate. È tutto vero?

«Sì, purtroppo sì. Guai a “sgarrare” che subito partono ceffoni sulla testa, strattoni per far ritornare il ribelle al proprio posto. E parolacce e ingiurie. Tante: “Adesso te ne devi andare a fare in c…, adesso ti faccio vedere io”. E ancora: “Mo’ ti piglio a mazzate, oggi ti faccio male”, e via discorrendo. Immagine dopo immagine, maestra dopo maestra, il comportamento è lo stesso: violenza e modi spicci».

Qual è stata la tua prima sensazione davanti ai filmati?

«Mi sono chiesto se tutto ciò poteva essere vero, ho visto un assaggio delle 140 ore di registrazione e devo dire di avere provato parecchio disgusto».

Cosa ti ha fatto più male?

«C’è un momento raggelante: in sottofondo si sente la canzone per bambini “Ci vuole un fiore” di Sergio Endrigo. I piccoli sono impegnati in varie attività ludiche. Una delle tre maestre, la più giovane, si avvicina ad un bambino che sta stazionando davanti al banchetto. È in piedi. Senza apparente motivo all’improvviso viene colpito con uno schiaffo al braccio sinistro e viene allontanato verso il centro dell’aula. A questo punto, nella scena compare una bacchetta, sembra un vecchio righello di legno. La donna lo brandisce e si avvicina sempre allo stesso bambino e lo colpisce, due volte al fianco e dopo glielo punta contro e lo redarguisce, ma non prima di avergli assestato un altro colpo di bacchetta».

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